domenica 29 dicembre 2013

Storia di una vedova

parecchi anni fa mi è capitato di intervistare al telefono Joyce Carol Oates sul suo libro Blonde. Le avevo chiesto come faceva a scrivere tanto: tanti libri e così lunghi. Lei mi aveva detto che più che la scrittura, la impegnava la revisione dei suoi testi, che per ogni pagina pubblicata ce n'erano molte altre scartate. Si capiva che per Oates l'impegno letterario era la priorità assoluta. Leggendo Storia di una vedova, il memoir che nel 2011 la scrittrice ha dedicato alla morte improvvisa e traumatizzante di suo marito Ray, ho scoperto la centralità nella sua esistenza di questa figura, che l'ha accudita e ascoltata per quarantasette anni (e venticinque giorni, come viene ripetuto più volte nel corso della narrazione). Storia di una vedova è un libro multistrato: in primo luogo è l'espressione del dolore per una perdita insopportabile e del senso di colpa per non essere riuscita a cambiare la direzione degli eventi (Ray muore in pochi giorni all'ospedale dove lei lo porta, alla polmonite si aggiunge un'infezione secondaria; magari in un'altra clinica non sarebbe successo; la notte del decesso  avrebbe potuto stargli accanto invece di andare a casa a dormire). Ma è anche una commossa riflessione sul proprio matrimonio, sui taciti patti su cui si fondava (curiosamente Ray, attento lettore degli articoli e delle recensioni della moglie, non leggeva i suoi romanzi), sulle tante abitudini coltivate insieme. È poi un inno all'amicizia, quella vera: sono gli amici e le amiche a starle vicino, a guidarla nelle incombenze pratiche, a dirle la parola giusta (mentre appare spaventosa la consuetudine americana di riempire la cucina della vedova di manicaretti di ogni tipo e fa bene lei a buttare tutto nella spazzatura). Storia di una vedova ha anche un risvolto giallo: Joyce trova la forza di leggere il manoscritto a cui il marito ha lavorato a lungo senza mai volerlo pubblicare e scopre così lati sconosciuti dell'uomo amato. E infine Storia di una vedova è il racconto di un ritorno alla vita: dopo un'iniziale titubanza, Joyce decide di dedicarsi al giardino di Ray e questo impegno le ridà il sonno che temeva perduto per sempre. Uno sguardo lucidissimo sulle proprie fragilità e sulla propria forza, su ciò che comporta amare ed essere amati. L'ha pubblicato Rizzoli nella traduzione di Giuseppe Bernardi, 596 pagine.

1 commento:

Anonimo ha detto...

L'editore italiano è Bompiani