venerdì 31 gennaio 2014

diluvia

il fossato di Castel Sant'Angelo si è riempito d'acqua. Dall'alto lo scruto aspettando che straripi sul prato (i poliziotti del piano di sotto non dovrebbero chiamare un pronto intervento?). Stanotte sembrava di stare in una barca in tempesta. Alle sette corro a svegliare il figlio perché non vada a scuola in motorino in mezzo alla pioggia. Mi rimetto a letto, decisa a godermi il raffreddore e i suoi effetti senza uscire di casa. Alle nove chiamo in ufficio. La tizia del personale puntualizza acida che serve il certificato medico perché è venerdi. Ha il tono di chi affronta un'assenteista cronica, puntualizza che, anche se è la prima assenza dell'anno, queste sono le regole (vorrei dirle che l'anno scorso e quello prima non ho fatto un giorno di malattia, invece sto zitta). Ho Note a margine di una sconfitta di Aslam sul kindle, non mi serve altro per oggi.

giovedì 30 gennaio 2014

Braccialetti rossi (il libro)


il libro s’intitola Braccialetti rossi, l’ha scritto Albert Espinosa, l’ha tradotto in italiano Patrizia Spinato. Io l’ho ricevuto dalla casa editrice Salani in occasione della presentazione della serie televisiva ad esso ispirata. Ho cominciato a leggerlo distrattamente; mi ha incuriosito; poi ho capito che non era roba per me, ma sono arrivata fino in fondo. Espinosa è nato a Barcellona nel 1973, a quattordici anni ha avuto un’osteosarcoma a una gamba che gli è stata amputata, ha passato lunghi periodi in ospedale fino alla guarigione completa avvenuta a ventiquattro anni. Ora è un regista e autore televisivo di successo e sprizza ottimismo da tutti i pori. La copertina del libro, sotto la sopraccoperta, è rossa per richiamare i braccialetti (mai nominati nel testo, chiaramente un omaggio alla televisione), ma il sottotitolo è Il mondo giallo ed è intorno al giallo che si muove la riflessione dello scrittore. I gialli sono le persone che contano nella nostra vita: non necessariamente amici, amanti o parenti, ci capiscono al volo, sanno starci vicini in situazioni eccezionali come una notte in ospedale, e sanno anche sparire, ma restare importanti a distanza. Espinosa prende le distanze dai libri di autoaiuto, dai manuali per vincere il cancro; lui vuole raccontare cosa il cancro gli ha insegnato, diffondere le capacità di autocontrollo e di accettazione della vita e della morte che sente di aver conquistato. Scrive chiaro, per punti, fa esempi. Il suo libro come tutti i libri sapienziali non fa per me, l’ho già detto. Mi è piaciuto però quello che scrive sulla morte, su come bisognerebbe parlarne.

Accorsi e gli altri

giorni fa ho visto sul sito di un giornale le foto di Stefano Accorsi con la sua nuova fidanzata, che è la copia di Letitia Casta quando andava alle medie. Senza arrivare agli eccessi dell'attore dal bel sorriso, non vedo un cinquantenne intorno a me che sia rimasto accanto alla sua compagna coetanea. Furoreggiano le trentenni. Bella parità. A scuola eravamo più brave di voi, al lavoro siamo rimaste subalterne (a fare carriera sono state le arpie), abbiamo creduto nella condivisione, ci siamo sobbarcate il peso dei figli. E ora ciao, ciao. Che aspetta il marito ad annunciarmi la sua pausa di riflessione?

raffreddore psicosomatico

che poi lo so, il moccio, la tosse, la testa ovattata, i brividi, oltre a essere la conseguenza del freddo preso domenica al mare, sono la reazione del mio organismo a un incarico che non volevo, alla tensione sul lavoro, alla paura di non essere all'altezza, alla fatica di cimentarmi per l'ennesima volta con qualcosa di nuovo che non padroneggio. La notte è andata meglio, speravo stamattina di andare in palestra, ma alzandomi ho capito che non era il caso. Ho fatto colazione, letto il giornale sotto le coperte. Ora mi lavo la testa, mi vesto ed esco. C'è questo lato di me, la formica industriosa, che non finisce mai di stupirmi. Non s'è mai vista al montaggio una lapide alla programmista eroica crollata sulle immagini di Lascia o raddoppia.

mercoledì 29 gennaio 2014

tra una tachipirina e l'altra

quando uno sta male, ha il raffreddore, la tosse, i brividi, non ha dormito la notte, la mattina dovrebbe avvertire l'ufficio del personale e ritirarsi sotto le coperte. Oggi però dovevo montare i pezzi per la nuova sezione del programma dedicata alla storia della televisione. Mi sono alzata a fatica, ho ingoiato una tachipirina e a passi lenti mi sono avviata al montaggio, carica di cassette. Mal me ne incolse, mai giornata fu così impegnativa. La mia prima versione, basata sulle interviste di repertorio ai protagonisti della tv degli anni cinquanta, è stata bocciata, e ne ho dovuta fare un'altra senza interviste e tutta racconto. Il terzo servizio è slittato a domani. Un incubo. Ora finalmente sono a casa, tutta sola, con la tachipirina che sta facendo effetto. Non ho mai apprezzato tanto la casa e il silenzio.

martedì 28 gennaio 2014

segreti

un amico annaspa e tu non hai che da offrirgli il tuo ascolto (e la promessa che non divulgherai troppo ciò che ti dice in gran confidenza)

riforma gelmini

lunedì 27 gennaio 2014

ottimismo

venendo a pranzo da noi sabato, papà si è caricato troppo di spesa o ha fatto un movimento sbagliato. Sta di fatto che mentre prima aveva dei problemi con la gamba sinistra, ora ce li ha anche con la destra, zoppica un po'. Domenica ha scelto di non uscire, oggi invece ha usato la macchina. Si sente in ripresa, conta di riuscire ad andare alla lezione di tango mercoledì e di partire per Padova venerdì. Oggi ha persino cercato di organizzare un incontro galante tra il suo solitario nipote napoletano e la signora che gli dà lezioni di tedesco (la signora, che pure ha molta pazienza con mio padre, ha declinato l'invito a conoscere il soggetto in questione). La vecchiaia è una battaglia; lui l'affronta da vero guerriero. La mia è appena cominciata e al solo pensiero mi viene voglia di deporre le armi.

dubitativo

domenica 26 gennaio 2014

Come fossi solo


in Come fossi solo (Giunti), Marco Magini, al suo romanzo di esordio, sceglie di raccontare da tre punti di vista l’esecuzione in massa dei musulmani rifugiatisi a Sebrenica sotto la protezione delle Nazioni Unite durante la guerra nella ex Jugoslavia. Drazen, Dirk e Romeo: tre diversi modi di venire intrappolati dalla Storia, stritolati dai propri ruoli. Drazen: l’unico reo confesso della strage di Srebenica, lui che nell’esercito serbo si era arruolato per disperazione, per dar da mangiare alla moglie e alla figlia. Dirk: venuto dall’Olanda con i caschi blu dell’Onu, testimone involontario del massacro e degli spaventosi soprusi che l’avevano preceduto. Romeo: giudice spagnolo convocato dal tribunale internazionale e coinvolto in una specie di guerra tra bande tra magistrati, ugualmente indifferenti alla sorte del soldato sottoposto a giudizio. Un soggetto importante, una gran passione nell’affrontarlo; il difetto del libro sta in certe riflessioni dei protagonisti un po’ troppo pilotate dall’autore. Ma è un esordio, Magini è giovane, è dell’85; il suo stile crescerà. Intanto ha le idee chiare su ciò di cui vale la pena scrivere.

venerdì 24 gennaio 2014

Braccialetti rossi


ho un problema, lo ammetto: non posso vedere la scena di una mamma accanto al letto di un figlio in ospedale senza commuovermi (ma questo anche prima di diventare madre, da sempre, comunque). Sono quindi la persona più inadatta a esprimere un giudizio critico sulla nuova serie di Raiuno, che andrà in onda tutte le domeniche a partire da questa, Braccialetti rossi, ambientata tra i giovani pazienti di una struttura ospedaliera della Puglia. Della prima puntata mi hanno colpita due cose, una in positivo e una in negativo. Cominciamo dal secondo aspetto, perché è strutturale, ed era anche nella serie catalana a cui s'ispira questa italiana: la voce narrante è quella di Rocco, un bambino in coma da otto mesi. Gli autori (Sandro Petraglia, insieme al regista Giacomo Campiotti) immaginano non solo che Rocco si goda lo spettacolo di quanto lo circonda, ma anche che gli altri ragazzi sotto anestesia lo incontrino, raggiungendolo nel limbo in cui vive sospeso, e scambino battute con lui. Fantastico? Soprannaturale? Fiabesco? Chiamatelo come volete, questo elemento; io ne avrei fatto volentieri a meno. A piacermi molto invece è stata la scena in cui Michela Cescon entra nella stanza di Rocco vestita da pagliaccio e fa per lui uno spettacolino. E’ così brava la Cescon, così vera nel suo strazio travestito da sorriso, che quando scopriamo che di quel bambino in coma lei è la madre, avremmo voglia di piangere tutte le nostre lacrime. Con il che torno all’impedimento di cui sopra. Guardetelo Braccialetti rossi: riuscito o meno è un tentativo di mettere in primo piano i ragazzi e anche di parlare di malati e malattie senza pietismi né spettacolarizzazioni.

giovedì 23 gennaio 2014

Inseguendo l'amore

se c’è una cosa che non finisce mai di incantarmi, questa è la letteratura inglese. Leggere Inseguendo l’amore di Nancy Mitford (tradotto da Luisa Corbetta per Giunti) è stato trascorrere ore di pura delizia. Mitford (di cui avevo già incontrato L’amore in un clima freddo,  bello, ma non così bello) è brillante, spiritosa, acuta;  i suoi personaggi s’imprimono nella memoria del lettore con i loro vezzi, le loro manie, i loro caratteri ben delineati; i suoi dialoghi sono capolavori di arguzia e dietro l’apparente frivolezza della narrazione si nasconde la capacità di raccontare la vita, i dolori e gioie che inevitabilmente riserva. L’io narrante Fanny è stata abbandonata dai suoi scapestrati genitori, sempre a caccia di nuovi partner (la madre è soprannominata la Puledra): la zia Emily si prende cura di lei, e la zia Sadie la ospita d’estate ad Alconleigh. Questa tenuta di campagna è il centro di gravità della storia: qui Fanny fa le sue esperienze più significative in compagnia dei cugini, capitanati dall’irrefrenabile Linda. Siamo nell’Inghilterra degli anni Venti e il malefico zio Matthew, che organizza la caccia al bambino (un passatempo innocuo ma venato di sadismo che vede i ragazzi inseguiti dai cani nel parco) è il perfetto antecedente del padre di St Aubyn che nei Melrose terrorizza ed annienta chi dovrebbe amare.  Per sfuggire a Matthew, ma anche per seguire le proprie fantasie amorose, Linda si butta nelle braccia del suo primo corteggiatore, Tony. Il matrimonio con il ricco banchiere di origine tedesca ha l’effetto di scandalizzare suo padre, ma non quello di renderla felice: l’uomo che le era parso divertente da sbronzo, da sobrio è di una noia mortale. Nasce una bambina, Linda le dà il brutto nome di Moira e se ne disinteressa. Ha conosciuto Christian, bello e comunista, e con lui si dà, o prova a darsi, all’impegno. Il secondo matrimonio di Linda finirà in Spagna, di fronte alla constatazione che lui è più a suo agio con un’attiva assistente sociale che con lei. Sola e senza un soldo a Parigi, Linda incontrerà il ricchissimo affascinantissimo Fabrice.  Nel frattempo Fanny ha sposato un professore, ha tre bambini, una vita tranquilla e non ha perso le tracce della cugina. Scoppia la guerra e tutti trovano rifugio ad Alconleigh, dove rivive l’atmosfera dell’infanzia, con paure diverse ma simili rituali. Giulia come farei senza di te, che peschi sempre il libro adatto a tirarmi su il morale?  

rifare Downton

era inevitabile che prima o poi qualcuno in Italia provasse a rifare quella splendida serie televisiva inglese che è Downton Abbey. Iera sera su canale cinque è andata in onda la prima puntata dei Segreti di Borgo Larici. Il tentativo di occhieggiare alla serie di Julian Fellowes è evidente sin dalla locandina: gli attori italiani sono schierati come quelli inglesi con tanto di possidenti in primo piano e servitori sullo sfondo. Mediaset però ha arricchito le vicende con torbidi retroscena: non sia mai che in Italia si racconti una storia senza qualche bel delitto.  Il protagonista maschile, Giulio Berruti è un simil Garko, più sottile e più mite, ma ugualmente imbambolato; quella femminile, Serena Iansiti, che in Squadra antimafia era una mafiosa tutto carattere, qui è una maestrina tutta smorfiette e occchiatine. Ci sono i ricchi che possiedono una fabbrica e ci sono i loro camerieri. Sono questi ultimi a parodiare, più che imitare i loro modelli di Dowton Abbey: al posto del grandissimo John Bates, il capocameriere, inflessibile custode della tradizione dal cuore grande,  c’è il signor Giardini, un ometto viscido, sicuramente implicato nei delitti; al posto delle giovani domestiche innamorate, delle squizie che si sbaciucchiano nei vicoli con il belloccio di turno. Fate le fiction papocchio che vi pare, ma Downton lasciatelo stare.

mercoledì 22 gennaio 2014

cinque in arte e in italiano

la pagella del figlio rispecchia perfettamente la sua svogliata attitudine verso la scuola, è la pagella di un ragazzo di seconda liceo che ha scoperto la socialità e studia solo quanto basta per non essere bocciato e non attirarsi le ire dei genitori: la sufficienza in tutte le materie, un sette in inglese, un cinque in italiano, la materia in cui è più carente. Ma il cinque in arte? Che somaro di figlio!

martedì 21 gennaio 2014

bilancio di fine giornata

programmo un’intervista e la devo cancellare perché non ho la troupe, mi sto preparando sul montaggio, mi chiedono di andare in biblioteca a documentarmi sui vecchi ascolti dei programmi, mi richiamano e mi dicono che in biblioteca non ci devo andare perché il montaggio ha la priorità, sperimento il nuovo sistema per scaricare clip dal catalogo senza nessuno che mi spieghi come farlo, mi parte una specie di loop in cui le facce della Bignardi di Fo e di Mika si succedono in una specie di girotondo infernale, cerco Bisio nell’xdcam che ho richiesto dalle teche, mi dicono che l’xdcam è diffettoso e non è vero. In miniera è peggio ma almeno sei tu e il tuo piccone.

lunedì 20 gennaio 2014

voglio l'America

Tommaso e Rocco quest'estate andranno in America per due settimane. Il figlio vuole andare con loro. Ci vuole andare e basta. Non importa quanto costa, non importa che i suoi due amici noi li conosciamo solo di nome. La decisione va presa entro gennaio. La spunterà lui?

domenica 19 gennaio 2014

Non dirmi che hai paura


che cosa vuol dire essere Samia? Avere un dono, la capacità di correre più veloci degli altri; avere una volontà di ferro e la capacità di sognare; essere nata in un paese poverissimo e martoriato dalla guerra come la Somalia? Partendo dalla storia vera di Samia che a diciassette anni corre per il suo paese alle Olimpiadi di Pechino e già si vede a Londra sul podio, Giuseppe Catozzella scrive un romanzo in prima persona restituendoci l’infanzia e l’adolescenza di una ragazzina somala innamorata dello sport. Samia e l’amico d’infanzia Alì, a otto anni il suo primo allenatore, poi miliziano pentito; Samia e l’amatissima sorella maggiore che a un certo punto fugge dal suo paese e riesce a raggiungere Helsinki; Samia e il magico volo fino in Cina; Samia e la speranza di allenarsi in Tunisia (frustrata dal mancato arrivo dei documenti) e infine la parte tragica, Samia e il Viaggio verso l’Italia: fatica, orrore, paura, fame, ricatti, attese, pericoli, violenze, fino all’epilogo in mare. Se la prima parte del libro sfiora l’agiografia (ma con un personaggio così era difficile mescolare ombre alla luce), il finale conquista. Catozzella ci conduce tappa dopo tappa lungo il percorso che ogni giorno migliaia di persone compiono nel disperato tentativo di salvarsi la vita. In settanta su una jeep, in un container infuocato, in spaventose prigioni, in mezzo al deserto, in un gommone sgonfio e senz'acqua noi siamo con Samia, con le ragazze, i bambini, gli uomini, le donne che lei incontra in questo accidentato e lunghissimo percorso. Da leggere e da far leggere a scuola.

sabato 18 gennaio 2014

Io ci sarò


sullo sfondo di una Seul turbata dalle proteste giovanili (ma della situazione politica non si sa nulla, se non che è in atto una spietata repressione e molti scompaiono nel nulla) tre ragazzi, accomunati dall’interesse per le lezioni di un professore-poeta, stringono tra loro una forte amicizia. La protagonista e io narrante Yun, viene dalle campagne, ha perso la madre che l’ha allontanata per non farla assistere alla sua lunga agonia, è sempre stata molto solitaria; Myeong-seo è attratto da lei, e nello stesso tempo sembra legato indissolubilmente a Miru, la sua strana amica che ha le mani ustionate. Il nuovo libro di Kyung-sook Shin, l’autrice dello splendido Prenditi cura di lei, uscito tre anni fa da Neri Pozza, descrive un momento d’intensa felicità: ai tre studenti si aggiungono altri amici, si forma un gruppo affiatato. Poi tutto finisce: Miru racconta a Yun la terribile storia di sua sorella che si è data fuoco dopo la scomparsa del suo amato; Dani, l’amico d’infanzia di Yun, entrato nell’esercito, muore in circostanze oscure. Su tutto domina uno schiacciante senso di colpa e non a caso, il professore, che si è ritirato dalla professione anzi tempo, racconta a Yun e Myeong-seo, convocati a casa sua, di una giovane che lo aveva amato e si era fatta trovare impiccata da lui. Oscuro, enigmatico, Io ci sarò conduce chi legge su vie impervie, lo turba, lo scuote, riempendolo di interrogativi. Dei suoi personaggi si ha l’impressione di sapere troppo o troppo poco, mentre restano impressi i particolari: la gatta sorda, gli alberi liberati dalla neve, i gigli coltivati nel sottoscala, la gonna della sorella indossata ogni giorno per tenerla con sé. Traduzione dal coreano di Benedetta Merlini, Sellerio editore.