giovedì 30 gennaio 2014

Braccialetti rossi (il libro)


il libro s’intitola Braccialetti rossi, l’ha scritto Albert Espinosa, l’ha tradotto in italiano Patrizia Spinato. Io l’ho ricevuto dalla casa editrice Salani in occasione della presentazione della serie televisiva ad esso ispirata. Ho cominciato a leggerlo distrattamente; mi ha incuriosito; poi ho capito che non era roba per me, ma sono arrivata fino in fondo. Espinosa è nato a Barcellona nel 1973, a quattordici anni ha avuto un’osteosarcoma a una gamba che gli è stata amputata, ha passato lunghi periodi in ospedale fino alla guarigione completa avvenuta a ventiquattro anni. Ora è un regista e autore televisivo di successo e sprizza ottimismo da tutti i pori. La copertina del libro, sotto la sopraccoperta, è rossa per richiamare i braccialetti (mai nominati nel testo, chiaramente un omaggio alla televisione), ma il sottotitolo è Il mondo giallo ed è intorno al giallo che si muove la riflessione dello scrittore. I gialli sono le persone che contano nella nostra vita: non necessariamente amici, amanti o parenti, ci capiscono al volo, sanno starci vicini in situazioni eccezionali come una notte in ospedale, e sanno anche sparire, ma restare importanti a distanza. Espinosa prende le distanze dai libri di autoaiuto, dai manuali per vincere il cancro; lui vuole raccontare cosa il cancro gli ha insegnato, diffondere le capacità di autocontrollo e di accettazione della vita e della morte che sente di aver conquistato. Scrive chiaro, per punti, fa esempi. Il suo libro come tutti i libri sapienziali non fa per me, l’ho già detto. Mi è piaciuto però quello che scrive sulla morte, su come bisognerebbe parlarne.

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