martedì 14 gennaio 2014

Gli anni spezzati

che brutta operazione sia dal punto di vista televisivo sia da quello storico la serie "Gli anni spezzati". Lunedì e martedì scorso sono andate in onda su Raiuno le due puntate dedicate al commissario Calabresi, ieri la prima sul giudice Sossi. L'intento è chiaro: raccontare gli anni Settanta da un punto di vista "inedito", quello della destra. Nel Commissario gli anarchici e quelli di Lotta Continua sono raffigurati come un branco di incivili e violenti; nel Giudice entrano in scena i trucidi ideologi delle Brigate rosse. Il tutto con una struttura narrativa penosa: ognuna delle due storie è raccontata dal punto di vista di un giovane ammiratore del personaggio in questione (un poliziotto al primo ingaggio per Calabresi, un magistrato per Sossi) che vive una storia d'amore, tanto per alleggerire il tono e far contente le spettatrici (che notoriamente non s'interessano di politica e di storia). Girati in un paese straniero (l'ex Iugoslavia?) i film tv hanno comparse dalle facce slave malissimo doppiate; Milano e Genova sono due fondali di cartone giustapposti tra una scena e l'altra. Peccato che gente come Solfrizzi, Rocca e Fantastichini abbiano aderito al progetto. Che si fa per campare.

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