mercoledì 15 gennaio 2014

Il capitale umano (il romanzo)


sono andata a riprendermi il Capitale umano di Stephen Amidon, di cui avevo un vaghissimo ricordo. Ho riletto la storia di Shannon, la diciassettenne abbandonata dalla madre e in contrasto con il padre, che per fare un piacere al suo ex fidanzato, Jamie, si trova in una situazione da incubo. E il bello è che il privilegiato Jamie è a sua volta vittima dei pregiudizi che tutti nutrono su di lui, a partire dai suoi genitori. Il capitale umano racconta le svolte imprevedibili che puo' prendere la vita, l'impossibilita' di proteggere le persone che amiamo, le insidie dell’adolescenza. Racconta anche, come ha fatto Virzi' nel film che ha tratto da questo libro, la ricchezza: la prepotenza chi di chi soldi li ha e la fragilità di chi vorrebbe averli sopra ogni cosa. Gli sceneggiatori hanno fatto un gran lavoro nel trasportare una vicenda molto americana, radicata in una cittadina del Connecticut, nella nostra Brianza. Ci sono alcuni dialoghi del libro che tornano nel film pari pari, con la stessa potenza; e poi ci sono personaggi involgariti, resi unidimensionali come il padre di Shannon e lo zio di Ian, entrambi meno avidi, più logorati dalla vita e più sensibili alle ragioni degli altri di come appaiano sullo schermo (ma c'era un problema di tempo, quattrocento pagine non si raccontano in un'ora e mezza senza rinunciare a qualcosa). Due sole obiezioni: il bacio estorto (non c'era, non c'entrava) e il finale. Il libro ci lascia con l'immagine di due donne intente a ridipingere una casa. E' un finale bellissimo; il film va in un'altra direzione. Traduzione di Marta Matteini, Mondadori, 2005.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il film è brutto