sabato 18 gennaio 2014

Io ci sarò


sullo sfondo di una Seul turbata dalle proteste giovanili (ma della situazione politica non si sa nulla, se non che è in atto una spietata repressione e molti scompaiono nel nulla) tre ragazzi, accomunati dall’interesse per le lezioni di un professore-poeta, stringono tra loro una forte amicizia. La protagonista e io narrante Yun, viene dalle campagne, ha perso la madre che l’ha allontanata per non farla assistere alla sua lunga agonia, è sempre stata molto solitaria; Myeong-seo è attratto da lei, e nello stesso tempo sembra legato indissolubilmente a Miru, la sua strana amica che ha le mani ustionate. Il nuovo libro di Kyung-sook Shin, l’autrice dello splendido Prenditi cura di lei, uscito tre anni fa da Neri Pozza, descrive un momento d’intensa felicità: ai tre studenti si aggiungono altri amici, si forma un gruppo affiatato. Poi tutto finisce: Miru racconta a Yun la terribile storia di sua sorella che si è data fuoco dopo la scomparsa del suo amato; Dani, l’amico d’infanzia di Yun, entrato nell’esercito, muore in circostanze oscure. Su tutto domina uno schiacciante senso di colpa e non a caso, il professore, che si è ritirato dalla professione anzi tempo, racconta a Yun e Myeong-seo, convocati a casa sua, di una giovane che lo aveva amato e si era fatta trovare impiccata da lui. Oscuro, enigmatico, Io ci sarò conduce chi legge su vie impervie, lo turba, lo scuote, riempendolo di interrogativi. Dei suoi personaggi si ha l’impressione di sapere troppo o troppo poco, mentre restano impressi i particolari: la gatta sorda, gli alberi liberati dalla neve, i gigli coltivati nel sottoscala, la gonna della sorella indossata ogni giorno per tenerla con sé. Traduzione dal coreano di Benedetta Merlini, Sellerio editore.

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