mercoledì 1 gennaio 2014

Mimose a dicembre

Adriana, una ragazza romena sale su un pullman diretto a Roma in cerca di un posto da badante: dell'incipit di Mimose a dicembre, il romanzo di Maria Rosaria Valentini, pubblicato da Keller, colpisce la capacità di restituire le sensazioni fisiche, i dettagli. Adriana è impaurita, intimidita, assapora lentamente il dolce che si è portata da casa e una volta finitolo si accontenta del profumo che esce dalla scatola in cui l'aveva messo. Il libro racconta poi l'arrivo di Adriana a casa di una vecchia signora, l'amicizia che nasce tra loro, la breve storia d'amore tra la ragazza e il garzone del fornaio, la fuga di lui, la disperazione di lei. La trama si aggroviglia: Adriana se ne va senza dire niente, trova un prete gentile, e attraverso di lui un altro vecchio da accudire, questo la sposa per generosità e per fare un dispetto ai suoi figli, un'amica di lui s'intromette... Mimose a dicembre delude le aspettative: un buon editing avrebbe semplificato la trama, aggiustato i passaggi più bruschi, eliminato personaggi superflui. Anche la lingua del libro, intensa e non banale, avrebbe beneficiato di una revisione: troppo stridenti gli inserti in dialetto romano, troppo ricercate certe metafore. Dov'era l'editor? Dormiva?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Perché accanirsi con il distino puntato verso una piccola casa editrice che ha il merito di proporre letture non scontate? Cara Jo, ti ricordavo più tollerante, di quelle persone aperte, eleganti anche senza scarpe

volevoesserejomarch ha detto...

perché punto il dito? perché se le piccole case editrici possono continuare ad avere una ragione d'essere è per il servizio che offrono. Non credo bastino scelte non scontate, serve anche un prodotto rifinito sul piano della trama e del linguaggio. Secondo me.

Anonimo ha detto...

Prima della classe, insomma