domenica 19 gennaio 2014

Non dirmi che hai paura


che cosa vuol dire essere Samia? Avere un dono, la capacità di correre più veloci degli altri; avere una volontà di ferro e la capacità di sognare; essere nata in un paese poverissimo e martoriato dalla guerra come la Somalia? Partendo dalla storia vera di Samia che a diciassette anni corre per il suo paese alle Olimpiadi di Pechino e già si vede a Londra sul podio, Giuseppe Catozzella scrive un romanzo in prima persona restituendoci l’infanzia e l’adolescenza di una ragazzina somala innamorata dello sport. Samia e l’amico d’infanzia Alì, a otto anni il suo primo allenatore, poi miliziano pentito; Samia e l’amatissima sorella maggiore che a un certo punto fugge dal suo paese e riesce a raggiungere Helsinki; Samia e il magico volo fino in Cina; Samia e la speranza di allenarsi in Tunisia (frustrata dal mancato arrivo dei documenti) e infine la parte tragica, Samia e il Viaggio verso l’Italia: fatica, orrore, paura, fame, ricatti, attese, pericoli, violenze, fino all’epilogo in mare. Se la prima parte del libro sfiora l’agiografia (ma con un personaggio così era difficile mescolare ombre alla luce), il finale conquista. Catozzella ci conduce tappa dopo tappa lungo il percorso che ogni giorno migliaia di persone compiono nel disperato tentativo di salvarsi la vita. In settanta su una jeep, in un container infuocato, in spaventose prigioni, in mezzo al deserto, in un gommone sgonfio e senz'acqua noi siamo con Samia, con le ragazze, i bambini, gli uomini, le donne che lei incontra in questo accidentato e lunghissimo percorso. Da leggere e da far leggere a scuola.

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