sabato 4 gennaio 2014

Ogni mattina a Jenin


appassionata come sono di letteratura israeliana, non mi sono mai soffermata a pensare come fosse unilaterale la mia visione del conflitto israelo-palestinese. Leggere Ogni mattina a Jenin da questo punto di vista è stato sconvolgente. Susan Abulhawa racconta la storia di una famiglia palestinese dal 1948 ai giorni nostri, attingendo in parte a memorie personali. La protagonista Amal studia negli Stati Uniti grazie a una borsa di studio, ma mantiene un legame fortissimo con la patria palestinese e con parenti e amici vittime di atrocità da parte dell’esercito israeliano. Attraverso le pagine di Abulhawa si vive la cacciata dei palestinesi dalle loro case, la nascita dei campi profughi, si respira il clima di attese e di speranze tradite, l’intollerabile escalation di violenze e soprusi ai danni di chi non è espatriato. Ricco di bei personaggi e d’intrecci appassionanti, il romanzo è però molto carente sul piano linguistico. Due esempi tra tutti: “fu in quell’azzurro infinito che venni toccata dal sorprendente incantesimo dell’amore”; “non avrei permesso che il volgare alito del mio destino rovinasse la sua vita promettente”. Si può amare un libro e detestare la sua scrittura? Ogni mattina a Jenin è stato tradotto da Silvia Roti Sperti per Feltrinelli nel 2011.

2 commenti:

meg_march ha detto...

Io, da lettrice di letteratura palestinese, ho avuto una reazione simile alla tua leggendo qualche israeliano. Dovrebbe esser uscito o uscirà a breve la riedizione Feltrinelli (in originale Einaudi)de "La porta del sole", del libanese Elyas Khury, che è un affresco di diverse generazioni di palestinesi. Io l'ho trovato migliore di un libro di storia per capire certe dinamiche. La traduzione italiana dall'arabo è un tasto dolente, perché non esistono quasi traduttori letterari di professione, ma arabisti più o meno versati, per cui vale la pena di capire chi traduce bene e leggere quei libri. Un altro libro che può servire per capire, con un po' di leggerezza, è Sharon e mia suocera, edito sempre da Feltrinelli. L'autrice, di cui ora mi sfugge il nome, ha scelto di fare qualcosa tipo "sex and the Gaza Strip" ma la lettura è godibile.

volevoesserejomarch ha detto...

grazie! belle indicazioni, le seguiro