giovedì 27 febbraio 2014

settimana corta

tra i due impegni della giornata (intervistare il premio Goncourt Pierre Lemaitre sui suoi ultimi libri apparsi in italiano e montare un minuto brioso dei programmi condotti da Enrica Bonaccorti negli anni ottanta) era di gran lunga il secondo a impensierirmi di più. Dopo l'incontro a palazzo Farnese con lo scrittore francese (un bel tipo, mi pareva persino di capire il suo francese), sono corsa al montaggio con due cassette e un bagaglio di ansia niente male. L'intervento provvidenziale di Elisabetta è riuscito a dare al mio montato il ritmo giusto in poco tempo. E domani: Barcellona!

mercoledì 26 febbraio 2014

Il giudice meschino

quanto è piaciuto a Luca Zingaretti interpretare il ruolo del giudice meschino! In conferenza stampa e quando l'ho intervistato non la finiva più di esternare il suo entusiasmo per il personaggio uscito dalla penna di Mimmo Cangemi (libro omonimo uscito da Einaudi), un magistrato pigro e donnaiolo che si riscuote dal suo letargo quando la 'ndrangheta uccide un suo collega ed amico. Come sempre accade su Raiuno, il riscatto lavorativo si accompagna a un riscatto emotivo: il giudice non solo s'impegna a scoprire i colpevoli del delitto, ma recupera anche il rapporto con il figlio piccolo e con la compagna che fa il carabiniere (guarda caso interpretata da Luisa Ranieri, oggi più splendente del solito). Carlo Carlei dirige la miniserie che andrà in onda lunedì e martedì prossimo. Tanta Calabria, raccontata con realismo (finalmente anche al Sud si sono attivate Film Commission e non vediamo più cartoline di paesaggi che si sovrappongono a scene girate nell'Europa dell'Est).
Sono tornata a occuparmi di fiction; finché me lo chiedono...

Saving Mr Banks


da ragazzina nel mio pantheon di eroine insieme a Jo di Piccole donne, Polyanna e Pippi Calzelunghe figurava Mary Poppins. La Mary Poppins dura, superba, enigmatica, sorprendente, a tratti urticante del libro, non quella zuccherosa, sorridente  e ballerina del film dysneyano. Attraverso Saving Mr Banks, il film di John Lee Hancock, ho scoperto con grande piacere che Pamela Travers la pensava esattamente come me, e ci sono voluti venti anni, problemi economici e un’insistenza pazzesca da parte di Walt Disney in persona, perché cedesse i diritti della sua creatura a chi era destinato a consacrarne il successo e a travisarne l’immagine. Il film racconta la lotta tra Pamela (Emma Thompson secca, ricciolina, bizzosa: molto in parte) e Walt (Tom Hanks) e insieme, attraverso una serie di flash back, la travagliata infanzia australiana della scrittrice. Scopriamo così che l’autrice di Mary Poppins da bambina si era dovuta confrontare con un padre fantasioso, costretto a un lavoro in banca che lo angosciava, e con una mamma fortemente depressa. La sceneggiatura lascia intendere che Pamela temeva soprattutto che Walt Disney presentasse in cattiva luce Mr Banks, controfigura di suo padre. A me questa pare una forzatura. Bello invece il personaggio di Paul Giamatti, l’autista di Los Angeles che con la sua gentilezza fa breccia nel cuore della burbera Travers, ostile per principio a tutto ciò che è americano.

martedì 25 febbraio 2014

Lavoro a mano armata

Alain ha cinquantasette anni, una moglie che ama, due figlie indipendenti, una casa da ristrutturare. Ha appena perso il lavoro di direttore delle risorse umane e guadagna cinquecento euro svegliandosi presto la mattina e smistando pacchi per aziende farmaceutiche. Dopo una violenta lite con il supervisore turco, perde anche questa risorsa. Un colloquio con una prestigiosa multinazionale sembra promettere bene; per ottenere l’incarico Alain è disposto a tutto: a sottrarre i risparmi alla figlia maggiore, a mentire alla moglie, a partecipare all’orribile gioco di ruolo organizzato dalla ditta per mettere alla prova i suoi quadri. In un crescendo di follia e disperazione, Alain si procura una pistola e trasforma il finto sequestro in un sequestro vero, finendo dritto dritto in prigione. Humour nero, gusto del paradosso, esaltazione della beffa, critica radicale dei ricchi e del loro sistema di potere: in Lavoro a mano armata appaiono già gli elementi che trionferanno nel più convincente Ci rivediamo lassù: è come se, allontanando nel tempo le sue istanze, lo scrittore abbia trovato la misura e lo stile a lui congeniale. Lavoro a mano armata è uscito alla fine del 2013 per Fazi nella traduzione di Giacomo Cuva.

lunedì 24 febbraio 2014

Zingaretti e Lemaitre

mentre mi trascino per casa con la bocca bucata e zero energia mi chiamano per affidarmi lo Zingaretti in fiction di mercoledì e per chiedermi se giovedì posso intervistare Pierre Lemaitre anche su un altro suo libro, Lavoro a mano armata (che non ho ancora letto e che leggerò domani). Dovrei farmi pregare? Fare la difficile? Dire che non mi sento tanto bene (cosa verissima al momento)? Da questi due signori ci andrei anche con la febbre a quaranta (più dal secondo che dal primo, cosa può un attore anche fascinoso di fronte a un grande scrittore?).

estrazione a sorpresa

era da qualche giorno che avevo male ai denti. Andavo avanti a oki, poi venerdì, uscendo dal lavoro, ho preso appuntamento con il dentista per stamattina. I denti del giudizio pensavo di essermeli tolti tutti anni fa (con molto dolore) e invece ho scoperto di avere ancora quelli di destra. Il dottorino dall'aria suadente prima mi ha detto che andavano estratti, poi che l'avrebbe fatto subito, iniziando dal dente di sopra. A metà intervento, mi ha chiesto, continuo? Tolgo anche quello di sotto? Ho detto di sì e alle dieci di mattina mi sono ritrovata con il ghiaccio alla guancia e due denti in meno in bocca. Ora mi tira un po', ma nel complesso sto bene. Non sono diventata troppo precipitosa? Ultimamente le decisioni importanti le sto prendendo di getto, senza neppure pensarci. Che mi ha preso?

domenica 23 febbraio 2014

12 Years a Slave


è un film sull’abominio della schiavitù, ma è soprattutto un film di Steve McQueen. Come in Hunger, come in Shame, McQueen mette a dura prova lo spettatore con la durezza delle scene. La storia vera di Solomon Northup, violinista nero che nel 1841 viene drogato per poi essere venduto nel Sud degli Stati Uniti, offre al regista l’occasione di mettere in scena una coppia di psicopatici che fa a gara a scaricare sugli schiavi le proprie pulsioni mortifere. Michael Fassbender non interpreta solo un padrone crudele, ma anche un uomo profondamente malato, sposato con una donna profondamente malata. Il sadismo esibito nel film non è fine a se stesso: McQueen vuole arrivare al cuore del problema, al fatto che meno di due secoli fa negli Stati Uniti un uomo poteva legalmente disporre di altri uomini, sfruttandoli economicamente e facendo loro quello che gli pareva. Bellissima la fotografia, bravi gli interpreti.

la ministra incinta

posso dirlo: non è una conquista, è una presa per il culo, è un'offesa alle altre ministre e anche alle altre mamme. Chiunque abbia avuto un figlio sa che i mesi seguenti alla nascita lasciano pochissimo tempo a qualsiasi cosa che non sia il bambino. Quindi scegliere come ministro una donna incinta agli ultimi mesi significa dire che di quel ministro puoi allegramente fare a meno (e, a questo punto, perché no, forse anche delle altre, dopo averle esibite nei loro vestiti colorati). Voi che dite?

sabato 22 febbraio 2014

Hannah Arendt


il film di Margarethe von Trotta ricostruisce il viaggio di Hannah Arendt da New York a Gerusalemme per il processo Eichmann. Dopo aver assistito alle varie fasi del dibattimento (ed è questa la parte migliore del film per l’inserimento dei filmati d’epoca), e aver studiato tutta la documentazione, la Arendt scrive vari articoli per il New Yorker, poi confluiti nel libro La banalità del male. Articoli e libro cosí lucidi e radicali da provocare una reazione durissima da parte degli ebrei, compresi gli amici e i colleghi della filosofa. La parte peggiore del film sono i flash back che vedono la Arendt giovane alle prese con Martin Heiddeger, suo professore e poi amante, raffigurato come un vecchio tricheco eccitato. Nel complesso un film deludente: fornisce una versione “domestica” del personaggio (smancerie con il marito, chiacchiere mondane con l’amica Mary McCarthy, familiarità con i suoi studenti) e si limita a illustrare un episodio già noto.

a cena

era il mio incubo; ieri sera a chi ci vedesse dall'esterno, sedute in trattoria a mangiare un piatto di fettuccine cacio e pepe, intente a raccontarci le reciproche difficoltà, sembravamo le migliori amiche. Ha rimandato indietro la pasta perché non le sembrava sufficientemente calda: una cosa che io non farei neppure con una pistola alla tempia. Siamo diverse quasi in tutto. La storia di come mi sono fatta fuori da me dal programma che lei ben conosce l'ha fatta ridere fin quasi alle lacrime. Quella con Erika è stata una bella cena. Mi fabbrico nemici immaginari; almeno non mi fisso nelle mie idee, sono pronta a darmi torto.

venerdì 21 febbraio 2014

il presidente gigione

vedo Renzi uscire dal colloquio con Napolitano. Ride, ride, ride. Ci mancava solo il presidente gigione.

Ci rivediamo lassù


l’incipit di Ci rivediamo lassù, il romanzo del sessantaduenne scrittore francese Pierre Lemaitre, vincitore del premio Goncourt, è uno dei più avvincenti che mi sia capitato di leggere. C’è un soldato, Albert, e c’è un tenente, d’Aunlnay Predelle, siamo nel novembre del 1918, l’armistizio che metterà fine alla prima guerra mondiale è questione di giorni. Il giovane Albert non ha altra ambizione che tornare a casa dalla sua Cécile; lo spietato Predelle non vede l’ora di lanciare i suoi uomini in un inutile attacco per coprirsi di gloria. Predelle raggiunge il suo scopo ingannando i propri soldati; Albert che scopre l’inganno viene buttato in una buca dal tenente e coperto di sabbia da un’esplosione; chi legge lo sente poco a poco morire soffocato; finisce il primo capitolo; nel terzo, un soldato ferito a una gamba, Édouard, si accorge del compagno sepolto e riesce con sforzi inauditi a salvargli la vita. Il resto del libro racconta con feroce umorismo e suspense crescente il ritorno alla vita di Albert e del suo nuovo amico Èdouard. Questi era ricco, aveva un enorme talento per il disegno e un padre che lo disprezzava per la sua omosessualità. Rimasto zoppo e orribilmente sfregiato, Èdouard da Albert vuole solo un’identità diversa per non dover tornare dai suoi. I due giovani finiti in miseria concepiscono una truffa grandiosa legata ai monumenti per i caduti in guerra; il loro destino tornerà presto a legarsi con quello di Predelle fino al finale a sorpresa. Il romanzo di Lemaitre affronta il tema dei giovani mandati al massacro e quello dei profitti legati alla guerra; descrive due personaggi devastati dalla famiglia (se Èdouard detesta il padre al punto di fingersi morto, Albert, pur non vedendola più, non fa che sentire nelle orecchie la madre che lo biasima per la sua indolenza); costruisce una magistrale figura di cattivo, l’aristocratico Predelle, tutto calcoli e vanità. Riesce a essere contemporaneo nella lingua e classico, classicissimo nei temi e nella forza con cui li affronta. Imperdibile. Tradotto da Stefania Ricciardi, edito da Mondadori.