martedì 18 febbraio 2014

Il sogno di Schroder

un padre separato fugge con la figlia di sei anni. I due si divertono insieme, la vivono come una bella avventura, poi  le cose si mettono male. Fin qui niente di sorprendente, ma la forza del romanzo di Amity Gaige sta nella caratterizzazione dei due personaggi. Tanto è ambiguo lui, il padre, EriK Schroder, che non ha mai avuto il coraggio di raccontare alla moglie la sua infanzia a Berlino Est, la fuga, l’emigrazione in America, la scelta di cambiare anche  il nome;  tanto è lucida e presente a se stessa, la bambina, Meadow, animata da fiducia e insieme perplessità nei confronti del tormentato adulto che ha accanto.  Eric è un uomo devastato dal passato con cui non ha fatto i conti, dal matrimonio in cui ha continuato a credere anche dopo la fine; non gli resta che riversare su Meadow i suoi sogni e il suo affetto. Ne ascoltiamo la voce (il libro è la lunga lettera che l’uomo scrive alla ex moglie per raccontarle i dettagli del viaggio e la sua vera storia), tremiamo per lui e per la figlia, ne percepiamo la fragilità, l’egoismo, la sensazione di non avere più scampo. E’ un libro sulla solitudine Il sogno di Schroder, sulla difficoltà di crearsi un’identità e di conviverci ed è anche un bellissimo libro sul punto di vista paterno e il fatto che sia stato scritto da una donna ne accresce il valore. Tradotto da Laura Noulian per Einaudi.

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