domenica 9 febbraio 2014

Il sorriso di don Giovanni


Il sorriso di don Giovanni parla di Adele che sin da bambina vive più tra i libri e per i libri che nel mondo reale. L’inizio e la fine del romanzo sono travolgenti: si apre con il racconto della scoperta della lettura (il cui gusto viene tramandato dall’amatissima nonna Serafina e si alimenta nella cartolibreria paesana gestita dal mitico don Arturo Mastrocinque) e si chiude con la protagonista cinquantenne che ascolta le voci che si levano dai volumi conservati nella sua biblioteca. Calata com’è in un universo immaginario, Adele nella vita non combina un gran che. Ama Fausto dai quattordici ai ventidue anni: lui è una specie di Myskin di Dostoevskij; legge molto; aderisce al Pci. Lei lo tradisce con il suo migliore amico (pagine che ricordano molto quelle dell’Amica geniale: che sia Rea la misteriosa Elena Ferrante?); lo lascia senza dirgli perché; lo ritrova una volta soltanto. Insegna al liceo; si fa brevemente maestra di strada; si ritira senza accanto un compagno. Indeciso tra la forma romanzo, l’autobiografia mascherata e il pamphlet in difesa del libro cartaceo, Il sorriso di Don Giovanni è un libro imperfetto che si fa amare per la genuina passione che lo ispira. (Non dite a Rea che l’ho letto sul kindle.)

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