sabato 8 febbraio 2014

La costola di Adamo


confesso che nei confronti del vicequestore Schiavone, il protagonista della Costola di Adamo di Antonio Manzini, pubblicato da Sellerio, nutro qualche perplessità. Nostalgico della moglie morta come il Perreira di Tabucchi, a differenza di questo, non fa altro che soppesare con gli occhi ogni donna che passa. Ha anche una compagna, ma quando questa gli chiede di fare sul serio, sguscia via come un’anguilla. D’altra parte si rivela un paladino del genere femminile: picchia duro un violentatore seriale (e quando scopre che non ha capito la lezione, gli fa dare un’altra ripassata, ancora più tosta, dai suoi amici) e il finale del libro rivela tutta la sua avversione nei confronti della violenza dei mariti sulle loro consorti. Nella Costola di Adamo c’è il freddo di Aosta, la città in cui il vicequestore è stato trasferito, e c’è il caos della sua nativa Roma, in cui a volte ritorna. Il giallo in sé appare un pretesto per mettere in scena il personaggio, le sue abitudini poco ortodosse come il suo linguaggio. La lettura scorre veloce.

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