sabato 1 febbraio 2014

Note a margine di una sconfitta


c’è un’enorme quantità di violenza in Note a margine di una sconfitta, il nuovo romanzo di Nadeem Aslam, già autore dello splendido Mappe per amanti smarriti. E non poteva essere altrimenti: Aslam affronta il dopo 11 settembre dal punto di vista di una famiglia pachistana che, ugualmente distante da Al Quaeda, dai talebani e dai soldati americani, viene devastata dal corso degli eventi. Non facciamo in tempo ad affezionarci a Jeo, lo studente di medicina che parte per l’Afghanistan con il fratello adottivo Mikal, per prestare aiuto alla popolazione sotto attacco, che lui viene barbaramente ucciso da una coltellata in pieno volto infertagli da una donna furiosa. Ma c’è anche molto amore: innanzitutto il rimpianto di Rohan, il padre di Jeo per Sofia, la moglie morta di parto che lui voleva portare alla fede, e poi la passione tra Mikal e Naheed, troncata dalla madre di lei, ma risorta più forte. E’ un romanzo a più velocità, Note a margine di una sconfitta: c’è il tempo concitato dell’Afghanistan, dove uomini donne e bambini si dibattono in balia di forze spietate, e il tempo più disteso del Pakistan, della casa paterna, del giardino pieno di piante e uccelli. Ma anche nella cittadina di Heer arriva l’onda lunga dell’odio: la scuola in cui insegnano la figlia di Rohan e suo genero viene occupata da terroristi in stile Beslam, che non esitano a trucidare professori e bambini. Il finale con Mikal che, senza poterci comunicare, si aggira con l’americano ferito tra paesi afgani, moschee e posti di blocco, tiene incollato il lettore al racconto. Non sempre capiamo le scelte dei personaggi, ma siamo con loro, ne sentiamo il dolore, la rabbia, la solitudine, lo struggimento. Se Nadeem Aslam voleva raccontare cosa si prova a restare stritolati dai congegni della Storia, c’è riuscito benissimo. Traduzione di Delfina Vezzoli, Feltrinelli.

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