domenica 30 marzo 2014

Noi 4


È un film con dei difetti, Noi 4, l’opera seconda da regista di Francesco Bruni: Gifuni, che io amo molto, qui, per calarsi nel ruolo di maschio scioperato, non fa che ridere; Ksenia Rappoport è troppo bella per fare la quarantenne in crisi per il decadimento fisico (della scena in cui va a far vedere le tette a un chirurgo plastico per avere un consiglio si poteva fare tranquillamente a meno), ma riesce nell’impresa di raccontare in modo emozionante la più comune delle storie, la fine di un amore e il disagio di due ragazzi di fronte alla separazione dei loro genitori. Bruni mette in scena una mamma super nevrotica che dirige i lavori della metropolitana di Roma; un padre di ascendenze nobili che fa finta di fare lo scultore ed è stato cacciato da casa perché pure fedifrago; una figlia insolente che dorme al Teatro Valle seguendo le orme paterne, e un ragazzino saggio alle prese con l’esame di terza media. Tutto in un giorno e il caos di Roma amplifica bene il caos di sentimenti, desideri e speranze che agita i personaggi. Scialla era un film carino, Noi 4 (nonostante i difetti) qualcosa in più.

il maglione nella spazzatura

da giorni il figlio era a caccia di un suo maglione azzurrino: l'aveva cercato nei vari armadi, aveva chiesto a me e alla sorella se l'avevamo visto. Ieri, accanto al sacchetto della spazzatura, vedo comparire il maglione. Chiamo il figlio. Scopriamo che il marito, trovandolo nello scaffale tra i suoi, aveva provato a indossarlo, ma siccome gli andava stretto, aveva pensato di buttarlo via. Episodio tristemente rivelatore: lui vive dentro questa famiglia, ma nella testa è come se fosse un single. Se il maglione stringe sulla pancia va fatto sparire. Ops, ci sarebbe un altro uomo in questa casa.

sabato 29 marzo 2014

La vita di Čechov


da quando ho preso l’abitudine di comprare i libri su kindle, diserto le librerie, perdendo così l’occasione di ritrovarmi tra le mani preziosi volumi di cui non conoscevo l’esistenza. L’altro giorno, girovagando tra gli scaffali dell’Arion che ho di fronte casa, mi sono imbattuta in una collana di Castelvecchi, con copertine che sembravano cornici di legno. Si trattava di biografie, non il mio genere preferito, ma una di queste mi è parsa irrinunciabile. La vita del grandissimo Anton Čechov scritta da Irène Némirovski! Il libro che ho letto oggi tutto d’un fiato, su una sedia a sdraio nel giardino della casa al mare, si è rivelato persino superiore alle mie aspettative. Némirovski descrive l’infanzia di Anton a Taganrog: i suoi giochi con i due fratelli maggiori; la paura condivisa del padre, un commerciante sempre sull’orlo del fallimento, manesco e infelice; il suo grande spirito di osservazione. Il ragazzo, delicato di salute, ricco d’inventiva, affettuoso, comincia presto a farsi carico di tutta la famiglia. Ama scrivere e si laurea in medicina; continuerà a svolgere i due mestieri con eguale impegno. È un racconto a la Némirovsky, fatto di particolari significativi, di atmosfere, di stati d’animo: leggendolo resta impresso soprattutto il meraviglioso carattere di Čechov, il bisogno di solitudine e l’amore per gli altri che lo animano. C’è poi, il confronto a distanza tra Némirovsky e lo scrittore russo, la riflessione sui suoi temi e il suo stile, il confronto con le idee di Tolstoj: una riflessione per niente accademica, fatta di appassionata adesione. La traduzione, ottima, è di Monica Capuani. Ho capito la lezione: devo tornare in libreria.

venerdì 28 marzo 2014

i romanzi, il sesso, la tv

è la seconda volta che vedo uno scrittore in difficoltà davanti a Daria Bignardi che, alle Invasioni barbariche, legge ad alta voce brani a suo giudizio salaci del libro del malcapitato. La settimana scorsa è capitato a Violetta Bellocchio, questa a Giovanni Floris. In particolare con Floris la conduttrice si è accanita: ma come tu che ti atteggi a giornalista perfettino, nel tuo primo romanzo fai dire ai personaggi la parola fica? Leggo io o leggi tu? Ora, siccome Bignardi non è una sprovveduta, se davanti ai suoi ospiti fa il gioco dei bambini delle elementari che ridono di fronte alle scene di sesso nei romanzi dei grandi, lo fa per darsi un tono e per alzare gli ascolti. Chi viene nel mio salotto, sa che io sono barbarica, non si aspetti un'intervistina normale sui temi del libro: hai scritto questo? Ora ti faccio arrossire io. Gli scrittori invitati, pur di farsi un minimo di pubblicità, stanno al gioco. Lei non ci fa una gran figura. Peccato, se ci si mette, come intervistatrice è bravissima.

Obama e il Colosseo

al presidente degli Stati Uniti in visita a Roma è stato accordato il privilegio di poter  visitare qualunque monumento o museo romano in perfetta solitudine. Mi sarei aspettata la richiesta di vedere la Cappella Sistina, le Stanze di Raffaello, una sala del Museo Borghese, un Caravaggio. Obama ha scelto il Colosseo e oggi, leggendo l’intervista di Repubblica all’architetta che l’ha guidato nella visita, ho scoperto perché. Non l’avevo mai visto e le mie figlie mi avevano raccomandato di andarci, ha detto Obama e inoltre ha confessato di essere un ammiratore del Gladiatore di Ridley Scott. E’ il bello degli americani: non fanno finta di essere diversi da come sono, anche se hanno gli occhi di tutto il mondo puntati addosso. E non aver voluto tra i piedi il sindaco Marino, non aver consentito ad altri che alla guida di farsi fotografare con lui è un altro punto a suo favore.    

giovedì 27 marzo 2014

Almanacco del giorno prima


sorprendente, esasperante: Alessio Merano, il personaggio che si racconta ed è raccontato nell’Almanacco del giorno prima di Chiara Valerio, uscito da Einaudi,  sembra fatto apposta per sfidare il lettore, conducendolo per le vie impervie del suo modo di reagire al mondo. La trama si può riassumere, molto più difficile è restituire il tono della narrazione. Figlio di due matematici, Alessio cresce tra i numeri e per i numeri. Sembra destinato alla carriera accademica e invece diventa ricco speculando sulle assicurazioni della vita, che persone in difficoltà economica gli rivendono e che lui a sua volta rivende. Conosciamo il suo presente, fatto di colloqui sempre uguali con i clienti, e conosciamo stralci della sua infanzia dominata dalla fantasia (la parte più bella del libro: imperdibile la scena in cui Alessio bambino, dopo essere stato al circo Medrano, che lo inorgoglisce come fosse suo, porta in classe pulci immaginarie, le fa esibire davanti ai compagni e finisce che tutti si grattano, assaliti da bestie che non hanno visto e che in classe non ci sono mai state); finiamo nel baratro di un dialogare mozzato tra lui ed Elena, la donna più grande di lui che ama di un amore petulante e non ricambiato; per poi tornare all’Alessio che dà una svolta alla sua vita e non sappiamo quale sarà. Il tono, dicevo.  Strade, bar, case, vestiti, acconciature: tutto descritto con precisione maniacale e ampiezza lessicale e tutto deformato dalla lente dell’arte e della letteratura, per cui niente è come appare, ma è come è stato già raffigurato (basta libri, dice Elena inascoltata). Impegnativo, ma ne vale la pena.

il virus ha attecchito!

vedendo la figlia leggere nei mesi scorsi, pensavo che si trattasse di uno delle suoi capricci passeggeri. Ora però ho la conferma: il virus della lettura ha attecchito sul serio. Sono due sere che, sprofondata tra coperte e cuscino, non si stacca da Anna Karenina. Ieri mi ha comunicato con gli occhi lucidi, è incinta! guai a te, se mi dici come va a finire. Improvvisamente gli scaffali di casa ricoperti di libri, sono diventati per lei l'equivalente dei vassoi di una pasticceria per un goloso. La sorprendo a rimirarli, mmh, hai tutta Virginia Woolf, Gita al faro per me è meglio della Signora Dalloway, Turgenev lo leggo dopo, degli americani chi mi consigli? Quante scoperte l'aspettano, quanti viaggi. Sarò stata io ad averla contagiata? Che felicità.

martedì 25 marzo 2014

perseo

Perseo ruba nel passaggio dall’una all’altra Forcide l’unico dente e l’unico occhio che possiedono  e così le può ricattare ed avere da loro l’informazione su come scovare le Gorgoni.
Il ricatto gli procura anche l’elmo di Hades (che rende invisibili), una bisaccia magica ed i calzari alati.
Giovan Battista Ansaldo, pittore Genovese, da una villa del ‘600  nella zona di Genova Sampierdarena, ora adibita a scuola media inferiore.

per amore della moto

a fine marzo il liceo del figlio manda ai genitori un "pagellino". Si tratta di un documento in cui ogni professore riporta i voti dell'alunno, non quelli definitivi, ma quelli relativi a tutte le interrogazioni e i compiti in classe fatti. Il figlio aveva detto, prenderò la media del sette e voi dovrete farmi passare dal cinquanta al centoventicinque (parliamo di moto). Non ci sembrava una prospettiva plausibile, visti i voti della prima pagella, e forse, senza pensarci, l'abbiamo incoraggiato in tal senso o almeno non ci siamo dichiarati contrari. Il pagellino parla chiaro: la media del sette l'ha conquistata (senza ammazzarsi di fatica, è un miracolo che vada bene a scuola, considerato il poco tempo che trascorre sui libri). E ora che si fa? Per fortuna il passaggio è vincolato a un ulteriore esame della patente. Potrebbe sempre essere bocciato.

lunedì 24 marzo 2014

Her

già prima di cominciare una relazione amorosa con Samantha, la conturbante  voce di un sistema operativo, Theodore vive in un universo più virtuale che reale. Trascorre le giornate in ufficio a scrivere lettere di amore, congratulazioni, cordoglio al posto di altri; nel tempo libero sta sprofondato in poltrona a litigare con l’omino di fumo di un videogioco; al sesso con una persona in carne e ossa preferisce il tentativo di eccitarsi al telefono con una professionista del settore. Samantha però dà una svolta alla vita opaca che Theodore conduce in mezzo ai grattacieli della sua città: è sensibile, allegra, entusiasta, propositiva. Portarsela appresso attraverso una scatoletta dotata di telecamera, consente al protagonista di vedere tutto con occhi nuovi: la spiaggia affollata, un parco giochi, la neve in montagna. Poi, anche con lei, l’uomo innesca le dinamiche che hanno causato la fine del suo matrimonio: nel rapporto con gli altri, reali o virtuali che siano, siamo sempre portatori dei nostri problemi, dei nostri limiti. Guardando il film di Spike Jonze ci si chiede, sì vabbe’, ma come finisce? Finisce nel modo giusto, che non racconto. Grande prova di attore per Joaquin Phoenix, imbruttito dai baffi e da goffi pantaloni a vita alta; grande prova di attrice per Scarlett Johansson, che con i soli toni di voce crea un personaggio pieno di sfumature; brava e bella anche Amy Adams, nei panni dell’unica amica di Theodore, affetta dalla sua stessa lancinante solitudine. Tristissimo, ricco di domande.

domenica 23 marzo 2014

Snob


Snob l’ho comprato sul kindle perché sentivo la mancanza di Dontown Abbey e pensavo che leggere un romanzo dell’autore di quella serie appassionante mi avrebbe riportato alle sue atmosfere. Non sono rimasta delusa.  Snob è ambientato alla fine degli anni novanta in Inghilterra e racconta l’ascesa sociale di Edith, una ragazza bella, sveglia e decisa a non lavorare. A narrare le imprese della fanciulla in questione è un suo amico, attore dallo spirito caustico (chiaro alter ego di Julian Fellowes che, oltre a scrivere benissimo, recita pure). Senza impegnarsi troppo, Edith riesce ad attirare nella sua tela Charles, conte di Broughton, scatenando l’entusiasmo della propria madre e l’ira funesta della futura suocera. Quest’ultima, Lady Uckfield, è un personaggio meraviglioso: all’apparenza campionessa mondiale di etichetta, in sostanza sordida manovratrice di vite altrui. A un anno dal matrimonio con il conte, Edith ha tutto quello che ha sempre sognato: ricchezza, fama, conoscenze altolocate, invidia. Ma si annoia a morte con il marito e la conoscenza con Simon, un attore di grande bellezza e di scarso intelletto, le fa perdere la testa. Nel libro c’è sicuramente la satira del mondo aristocratico inglese, ancorato a rituali fuori dal tempo, nonché quella del mondo dello spettacolo (il ritratto di Simon e i suoi amici che si atteggiano ad artisti e smaniano per la parte in un telefilm è molto realistico e divertente), ma ci sono anche temi più universali: che cos’è che ci rende veramente felici? Cosa si può chiedere a un rapporto di coppia e cosa non ci si può aspettare? Perché leghiamo a certe persone e non altre il nostro destino? Si può tornare sulle proprie scelte? Snob è uscito nel 2004 in inglese e nel 2005 in italiano da Neri Pozza. La traduzione è di Maria Cristina Savioli.

sabato 22 marzo 2014

Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale

entri alle Scuderie del Quirinale e ti ritrovi in Messico, in un Messico reinventato, fatto di colori accesi e simboli molto evidenti. È il Messico di Frida: quello che passa attraverso il suo sguardo scuro, sotto le celebri sopracciglia. Tanti autoritratti nella mostra romana e anche tante belle fotografie: più della pittura è lei il centro dell'esposizione. Senti la passionalità che la domina, la sofferenza e il desiderio di superarla esibendola. Quando esci dalla mostra sei frastornata, come dopo un film coinvolgente. Diego, il suo Diego, me l'aspettavo più affascinante, non tozzo, tarchiato. Ah, l'amore.

Il mio preferito tra i quadri esposti è questo: il ritratto di Lucha Maria.

venerdì 21 marzo 2014

due risposte

nel tentativo di trovare una nuova collocazione lavorativa all'interno della mia azienda, da settimane sto inviando in giro il curriculum, accompagnato da letterine mirate. Cominciavo a temere che non avrei ricevuto alcuna risposta, ma oggi ho avuto ben due sorprese in questo senso, una brutta (che importa) e una bella. Altro che "ti amo": "abbiamo letto con grande interesse il suo curriculum vitae", mai parole sono suonate così dolci alle mie orecchie.

giovedì 20 marzo 2014

gioventù mobile

oggi al montaggio ho lavorato con Corino, un ragazzo venticinquenne che, solo per il fatto di essere in pace con il nome che ha ereditato dal nonno, mi è stato subito simpatico. Nelle pause imposte dallo scaricamento dei file, Corino mi ha raccontato di aver cominciato a studiare Storia alla Sapienza, poi di essere passato al Dams, di aver imparato a montare, ma di aver capito che quello che vuole fare nella vita è l'organizzatore di eventi. Per questo ha accettato anche un lavoro come factotum in un bar di Prati. La ragazza con cui è andato a vivere studia al Dams anche lei, serve ai tavoli in un locale di Ponte Milvio, e sogna di aprire un ristorante. Sono mobili questi giovani, studieranno un po' meno di quanto studiavamo noi, ma hanno i piedi per terra e una lista di piani per il futuro molto più concreta di quanto si usasse una volta. Si meritano un paese migliore.

mercoledì 19 marzo 2014

La nostalgia felice

io amo Amélie Nothomb, amo il suo modo di raccontarsi senza mai prendersi sul serio, la capacità che ha di vedere le cose da un punto di vista sghembo, per cui anche mentre si commuove, mentre ama, mentre soffre, mentre si diverte, è lì che s’interroga sulle proprie emozioni, sul fatto di provarle e su come la fanno apparire agli occhi degli altri. Amo anche la sua concisione: La nostalgia felice (tradotto da Monica Capuani per Voland) è un libriccino di circa cento pagine che si legge in un attimo (Giulia prestandolo me l’aveva detto: non finirlo nel tempo in cui io ti volto le spalle). Pur così breve, l’ultimo scritto di Amélie Nothomb è pieno di cose: c’è il ritorno nell’amato Giappone della sua infanzia, ci sono i due frastornanti incontri con la tata e l’ex fidanzato, c’è l’angosciante visita a Fukushima, c’è il rapporto con la troupe che la riprende mentre affronta queste prove per un programma televisivo francese. E’ un libro che s’interroga su quello che eravamo e su quello che siamo diventati, sulle scelte che avremmo potuto fare e su quelle che abbiamo fatto, sull’evanescenza dei nostri miti eppure sulla necessità di coltivarli.  Brava Amélie.

lunedì 17 marzo 2014

in biblioteca con Kyung-Sook Shin

alle tre l'aula della biblioteca di studi orientali, che avevo contribuito ad allestire con una cinquantina di sedie prese dalle altre sale, era ancora semideserta. I ragazzi sono arrivati tutti insieme e l'hanno riempita. Con la voce incrinata dalla tensione sono partita a descrivere i due libri di Kyung-Sook Shin che ho molto amato. Mi ero ripromessa di stare dritta con le spalle e di scandire bene le parole, ma non ho fatto nessuna di queste due cose. Lei sedeva alla mia sinistra con accanto una giovane coreana che faceva da interprete. Alla prima domanda di una studentessa, Kyung-Sook Shin si è illuminata e il suo buon umore è andato crescendo di fronte al manifesto interesse del pubblico. A infervorarla è stato in particolare il tema dei giovani, ha ricordato la durezza dei suoi vent'anni nella Seoul scossa dalla repressione dei moti studenteschi, ha letto il brano di Io ci sarò in cui il professore detta il suo testamento spirituale, ed è stato emozionante sentirla dire, ricordiamoci questo momento, questo incontro. Sono arrivate domande in coreano. Ho tirato un sospiro di sollievo. In un baleno si sono fatte le quattro e mezza.

Ida

vissuta in convento da quando era piccolissima, Anna non ha alcun interesse per ciò che avviene fuori di lì. E’ la madre superiora a costringerla, prima che prenda i voti, ad andare qualche giorno a trovare la zia che non hai mai conosciuto. Siamo in Polonia all’inizio degli anni sessanta. Anna bussa alla porta di Wanda e le si spalanca di fronte un mondo che la sconcerta. Per interpretare le due protagoniste del suo film, Pawel Pawlikowski ha scelto una studentessa sconosciuta con due occhi sgranati che bucano lo schermo, Agata Trzebuchowska, e un’attrice navigata, Agata Kulesza, e il contrasto tra lo spaesamento della prima e la disincantata e amara consapevolezza della vita della seconda è l’anima di Ida. Wanda fa il magistrato, è conosciuta per l’inflessibilità con cui ha condannato “i traditori della patria” e per la passione con cui ha combattuto nella Resistenza. In realtà è una donna distrutta dai rimorsi, che si rifugia nell’alcol, nelle sigarette e negli uomini. Amava molto la sorella, la madre di Anna, ma non è riuscita a salvarla dal suo orribile destino. Ora che la nipote è davanti a lei, Wanda viene presa dalla furia di scoperchiare il passato: le rivela che, pur cresciuta nella fede cattolica, lei è ebrea, si chiama Ida, i suoi genitori sono stati ammazzati e non si sa dove sono sepolti. Le due donne salgono su una vecchia macchina e si dirigono verso il paesino in campagna dove si erano rifugiati il padre e la madre di Ida nel periodo delle persecuzioni antisemite. La parte del film on the road è la più bella: c’è l’incontro con un affascinante sassofonista che fa l’autostop, c’è la dolorosa scoperta di come andarono veramente le cose in quel paese di campagna.  Poi il film, così forte, stringato, perde i pezzi, finisce di sorprendere, o forse sorprende per la sua prevedibile fine. Per me è da vedere comunque: Ida e Wanda sono due personaggi che restano dentro e la fotografia in bianco e nero dà il massimo rilievo alle emozioni che le attraversano.

domenica 16 marzo 2014

Come un respiro interrotto


canta scalza Sole e dovunque lo faccia, su un palco, in un localino fumoso, in una comunità per tossicodipendenti, a un funerale, di fronte a un pubblico di ciechi, suscita un’attenta meraviglia. L’enigmatica Sole, con una famiglia grande e di provenienza varia, è il personaggio intorno a cui ruota il nuovo romanzo di Fabio Stassi, Come un respiro interrotto, appena pubblicato da Sellerio. Siamo negli anni settanta, anni in cui la musica si mescola all’impegno politico, al tempo condiviso, alla voglia di cambiare il mondo con ogni mezzo. Matteo suona il contrabbasso e di Sole s’innamora non appena la vede: per lei abbandona il progettato suicidio, ma tra loro ci sarà solo una lunga amicizia. L’interruzione evocata dal titolo ritorna più volte nelle vicende narrate: le cose cominciano e poi si bloccano prima del tempo, le persone s’incontrano e si perdono con la stessa facilità. Stassi descrive la Roma del Folkstudio e dell’Officina, delle manifestazioni di piazza, la Palermo delle case occupate, la Sicilia come luogo dell’anima. Riesce a mantenersi lieve anche quando racconta l’incontro dei corpi, è un italiano il suo duttile, ricco e ritmato, capace di fare del romanzo una lunga ballata. Intenso e coinvolgente, Come un respiro interrotto non riflette sulla storia recente, la riflette dal suo interno, fa dell’esperienza individuale uno specchio per la collettività.