giovedì 27 marzo 2014

Almanacco del giorno prima


sorprendente, esasperante: Alessio Merano, il personaggio che si racconta ed è raccontato nell’Almanacco del giorno prima di Chiara Valerio, uscito da Einaudi,  sembra fatto apposta per sfidare il lettore, conducendolo per le vie impervie del suo modo di reagire al mondo. La trama si può riassumere, molto più difficile è restituire il tono della narrazione. Figlio di due matematici, Alessio cresce tra i numeri e per i numeri. Sembra destinato alla carriera accademica e invece diventa ricco speculando sulle assicurazioni della vita, che persone in difficoltà economica gli rivendono e che lui a sua volta rivende. Conosciamo il suo presente, fatto di colloqui sempre uguali con i clienti, e conosciamo stralci della sua infanzia dominata dalla fantasia (la parte più bella del libro: imperdibile la scena in cui Alessio bambino, dopo essere stato al circo Medrano, che lo inorgoglisce come fosse suo, porta in classe pulci immaginarie, le fa esibire davanti ai compagni e finisce che tutti si grattano, assaliti da bestie che non hanno visto e che in classe non ci sono mai state); finiamo nel baratro di un dialogare mozzato tra lui ed Elena, la donna più grande di lui che ama di un amore petulante e non ricambiato; per poi tornare all’Alessio che dà una svolta alla sua vita e non sappiamo quale sarà. Il tono, dicevo.  Strade, bar, case, vestiti, acconciature: tutto descritto con precisione maniacale e ampiezza lessicale e tutto deformato dalla lente dell’arte e della letteratura, per cui niente è come appare, ma è come è stato già raffigurato (basta libri, dice Elena inascoltata). Impegnativo, ma ne vale la pena.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Che bella recensione