sabato 1 marzo 2014

in sette a Barcellona

sveglia alle cinque e mezza. Faccio colazione con la figlia, anche lei insonne. Ci prepariamo, chiamo il figlio, alle sette parte l'autobus per Fiumicino. Davanti alla porta di casa, chiedo alla figlia, hai comprato il regalo a papà? Lei risponde, certo che l'ho comprato, ma dov'è? Era qui all'ingresso, no forse in camera mia, in bagno, aiutatemi a cercarlo, non state impalati. Usciamo di corsa senza regalo e alla fermata dell'autobus ci guardiamo in cagnesco: lei accusa noi di averle sottratto il pacchetto o almeno il tempo per ritrovarlo, noi lei di averlo lasciato chissà dove. Arriviamo prestissimo in aeroporto; ci raggiunge Cinzia con Matteo e Valerio. Quest'ultimo è molto eccitato, è la seconda volta che sale in aereo, l'altra volta aveva solo due anni, ora, a sei, è una grande emozione. Atterrati a Barcellona, ci dividiamo di nuovo, loro in albergo, noi all'indirizzo dove ci aspetta il marito. La casa che ha affittato per una settimana, per seguire il congresso e passare il week end del suo compleanno con noi, è in pieno centro, in una stradina stretta, piena di locali e di gente vociante. È spaziosa, accogliente. Moriamo di fame e per prima cosa ci fiondiamo in un piccolo ristorante, in cui parlano solo catalano e ci forniscono del pesce meraviglioso. La figlia, con il suo spagnolo scolastico, fa da interprete a tutti e si diverte parecchio. Il pomeriggio vola tra la Sagrada Famiglia e il parco Guell. Le fatiche del turista sommate a quelle della recente estrazione di denti e al vento gelido, nonostante il sole, mi riducono ben presto a uno straccio. Altro pasto gustoso, poi crollo. Prima di sprofondare sotto le lenzuola, sento la figlia esclamare vittoriosa, ritrovato il regalo! Era nel bar sotto casa, dove si era fermata a salutare qualcuno, un'amica c'è passata e gliel'ha ritrovato.  Domani ancora Gaudì, speriamo più in forze.

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