mercoledì 19 marzo 2014

La nostalgia felice

io amo Amélie Nothomb, amo il suo modo di raccontarsi senza mai prendersi sul serio, la capacità che ha di vedere le cose da un punto di vista sghembo, per cui anche mentre si commuove, mentre ama, mentre soffre, mentre si diverte, è lì che s’interroga sulle proprie emozioni, sul fatto di provarle e su come la fanno apparire agli occhi degli altri. Amo anche la sua concisione: La nostalgia felice (tradotto da Monica Capuani per Voland) è un libriccino di circa cento pagine che si legge in un attimo (Giulia prestandolo me l’aveva detto: non finirlo nel tempo in cui io ti volto le spalle). Pur così breve, l’ultimo scritto di Amélie Nothomb è pieno di cose: c’è il ritorno nell’amato Giappone della sua infanzia, ci sono i due frastornanti incontri con la tata e l’ex fidanzato, c’è l’angosciante visita a Fukushima, c’è il rapporto con la troupe che la riprende mentre affronta queste prove per un programma televisivo francese. E’ un libro che s’interroga su quello che eravamo e su quello che siamo diventati, sulle scelte che avremmo potuto fare e su quelle che abbiamo fatto, sull’evanescenza dei nostri miti eppure sulla necessità di coltivarli.  Brava Amélie.

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