giovedì 6 marzo 2014

perché non ascoltano Serianni

oggi all'Auditorio Antonianum di via Manzoni c'è stato un convegno dedicato agli insegnanti dal titolo La forza delle parole. Si parlava dell'italiano che s'impara a scuola, e tra i relatori c'erano Tullio De Mauro, Luca Serianni e Alessandro Perissinotto, che ho poi intervistato per Rai scuola. Serianni è stato il mio relatore alla tesi di laurea, ho seguito i suoi corsi per tre anni, ed è stato un piacere riascoltarlo parlare, scoprendo, a distanza di trent'anni, che il suo eloquio ha mantenuto la sua presa su di me, anzi mi è parso, se possibile, ancora più acuto e brillante. Serianni sostiene che i ragazzi che escono dal liceo spesso non hanno le competenze necessarie a leggere e saper decifrare l'editoriale che compare su un quotidiano. Magari sanno individuare una figura retorica in un sonetto o distinguere in una frase un complemento di stato in luogo da uno di moto per luogo, ma di fronte a uno scritto di Galli Della Loggia si mettono le mani nei capelli. Per carità, si vive anche senza Galli Della Loggia, e forse anche meglio, aggiungo io, ma vivere in un paese, parlare la sua lingua, aver frequentato corsi di studio superiori, e non essere in grado di capire quello che viene stampato su un giornale non è affatto bello. Di fronte al pubblico di professoresse di liceo (c'erano anche dei professori, ma in netta minoranza) Serianni ha fatto l'elogio del riassunto, che evita allo studente di esprimersi a casaccio su banalità, lo costringe a misurarsi con un testo già scritto, gli fa esercitare la capacità di sintesi che gli è utile in mille contesti... Grandi applausi. Perché quando tornano nelle loro aule le prof partono con la parafrasi di un sonetto, l'analisi logica e grammaticale e di riassunti manco l'ombra?

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