martedì 1 aprile 2014

In grazia di Dio

è una bellissima storia al femminile quella raccontata da Edoardo Winspeare in In grazia di Dio, film ambientato nel Salento e recitato in dialetto stretto (con i sottotitoli).  Adele (una splendida Celeste Casciano) vive con la madre, la sorella e la figlia ventenne. Con il fratello gestisce una piccola industria tessile, ma la concorrenza dei cinesi li strozza: devono chiudere e, sommersi dai debiti, ci rimettono pure la casa. Il fratello parte per la Svizzera con i suoi; Adele è una furia: se la prende con la sorella, aspirante attrice dal fisico poco slanciato, e con la figlia, che passa le notti in tristi amplessi con i ragazzi del paese.  La soluzione obbligata di ritirarsi in una baracca in mezzo agli ulivi diventa per le quattro donne un’occasione di rinascita. La prima a sbocciare nella vita campestre è la nonna sessantacinquenne: con il contadino che la aiuta a zappare la donna scopre prima il gusto di ridere (davanti alla tomba del marito aveva detto, era tanto bravo ma così serio), poi quello di andare al marea nuotare; grazie alla temutissima Equitalia Adele rivede un compagno di scuola innamorato di lei, che farebbe qualunque cosa per aiutarla; la figlia, dopo una brutta esperienza, finalmente capisce cosa vuole e chi vuole intorno a sé. Una storia di grandi emozioni  (si passa rapidamente dal dolore, allo humour, alla tenerezza) e di meravigliosi paesaggi: grazie alla sensibile regia di Winspeare il vento tra gli ulivi, il calore del sole, l’azzurro del mare entrano nel racconto, ne costituiscono parte integrante.

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