venerdì 11 aprile 2014

La gemella H

non c’è niente di più difficile di raccontare la quotidianità. Un narratore mediocre alle prese con eventi eccezionali se la può cavare avvincendo il lettore al susseguirsi di fatti, ma se parli di persone che si alzano la mattina, vanno al lavoro, mangiano, dormono, hanno relazioni amorose, devi essere bravo con le parole e per bravo non intendo sparare fuochi d’artificio, cercare metafore ardite, intendo bravo a circoscrivere l’oggetto, a sbalzarlo sulla pagina in tutta evidenza. La gemella H di Giorgio Falco, uscito da poco per Einaudi, è un libro corposo e ambizioso. Attraverso la vita di Hilde, e quella della sua gemella Helga, nate in un piccolo paese della Baviera nel 1933, trasferitesi in Italia a sette anni, vuole mettere in scena un secolo di storia recente: il nazismo, il fascismo, il dopo guerra, il boom economico. L’inizio del libro ricorda quello splendido della saga di Edgar Reitz, Heimat: c’è un uomo zoppo che torna dalla guerra al suo villaggio natale. Quell’uomo e i suoi discendenti prospereranno grazie a Hitler, ma senza sporcarsi  troppo le mani: la figlia e il marito di lei si limiteranno a comprare a un prezzo irrisorio la villa degli ebrei  vicini di casa.  Poi la donna, malata, si trasferirà a Merano con le due bambine, risparmiandosi così i bombardamenti e la fine ingloriosa della Germania che ha conosciuto. Il racconto di Falco ha un andamento bizzarro, sinuoso: pensi che il tema sia l’indifferenza dei tedeschi verso il Male che li circonda e invece lui passa ad altro, al conflitto irrisolto tra le due gemelle, alla competizione che domina i loro rapporti nei primi mesi ed anni di vita;  immagini allora che la contrapposizione tra Hilde e la più sicura di sé Helga segni le loro esistenze e invece le trovi più avanti entrambe serenamente impegnate come cameriere nell’hotel di Milano Marittima che il padre ha comprato; di nuovo (e non capisci perché) balza in primo piano un film, La pelle che abito di Almodovar, quando Hilde stringe una relazione extraconiugale con un ex chirurgo che ha sfregiato la giovane moglie sottoponendola a folli operazioni per renderla perfetta. Falco vuole farci vedere come si possono chiudere gli occhi di fronte alle atrocità della Storia (e alle atrocità quotidiane, come quella compiuta da Helga, quando accusa del furto di tre mele la cuoca, perché il padre assuma in cucina il suo fidanzato)? Ci mostra il cittadino medio che pensa al proprio tornaconto sempre e comunque?  E’ un libro molto lodato dalla critica La gemella H. Io ho fatto molta fatica ad arrivare in fondo. Non ho sentito vere e vicine né Helga né Hilde. 

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