mercoledì 2 aprile 2014

maschi scorbutici

da domenica la figlia è in gita scolastica a Madrid. Torna domani. In sua assenza la scarsa propensione alle chiacchiere di figlio e marito risaltano di più. Ieri sera per esempio: di fronte al polpettone al forno tento di scambiare due parole con il figlio. Dopo un po' mi accorgo che sembriamo impegnati nel gioco del personaggio misterioso. Avete presente quando uno deve indovinare a chi ha pensato l'altro e gli fa delle domande, ricevendo in cambio solo un sì o un no? Io gli chiedevo della fidanzata, dei suoi genitori, dei suoi gusti, della sua casa e lui assentiva o negava. A fine pasto ero distrutta dalla fatica di formulare interrogativi e non avevo più alcuna voglia di approfondire la conoscenza della ragazza in questione. Non mi è andata meglio con il marito, rientrato a casa verso le nove e un quarto. Mi alzo dal divano, vado a fargli compagnia mentre mangia. Spengo la tv e gli chiedo se vuole sapere com'è andato il mio colloquio di lavoro. Quale colloquio mi risponde, non ce l'hai il 7? Sì, ma ti avevo detto che oggi ne avevo un altro. No, non me l'avevi detto. Te l'ho detto, ma tu non mi ascolti. L'avrai detto a qualcun altro... Urge rientro della figlia: come ascoltatrice non è il massimo neanche lei, ma almeno parla.

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