sabato 17 maggio 2014

Fino in fondo


si può scrivere un romanzo a tesi che sia molto convincente e insieme molto avvincente? La prova che si può è Fino in fondo, romanzo della scrittrice inglese Louise Dougthy: nell’edizione Bollati Boringhieri, tradotta da Manuela Faimali, è di 392 pagine, ho cominciato a leggerlo alle due di pomeriggio e fino alle sei, quando l’ho finito, non mi sono mai alzata dalla poltrona. La tesi è presto detta: anche oggi, anche in un paese evoluto come l’Inghilterra, una donna violentata deve sperare di aver condotto fino ad allora una vita pressoché monacale, se no il secondo massacro lo subirà davanti al giudice. Lungi dall’illustrare piattamente una teoria femminista, Doughthy mette in campo un’eroina sfaccettata, Yvonne, in cui è facile identificarsi e costruisce un ottimo thriller, ricco di colpi di scena. Quando entra in scena, Yvonne sta subendo un processo. La sua memoria va a quando tutto è cominciato, al primo incontro con un uomo, con cui ha fatto sesso nella cappella di Westminster poco dopo averlo visto. Yvonne è una genetista cinquantaduenne, sposata con due figli grandi. Ama il marito, anche se tra loro la passione fisica si è spenta e qualche anno prima lui l’ha fatta soffrire tradendola con una dottoranda. L’idea di vedere di tanto in tanto Max, quell’uomo attraente che da lei vuole solo scopate occasionali, la rende felice. Lui s’ammanta di mistero, fa capire che è una specie di agente segreto, impegnatissimo nel suo lavoro. Una sera Yvonne viene invitata a una festa d’istituto e prima di andarci chiama Max, desiderosa di farsi vedere elegante. Lui le fa togliere le mutande nel bar in cui s’incontrano, poi la spinge in un vicolo buio. Quella sera, alla festa, Yvonne beve più del dovuto. A fine serata George, un professore con cui ha lavorato mesi prima, si offre di accompagnarla a casa; prima però le chiede di seguirlo, deve prendere la valigetta che ha lasciato nella sua stanza. Giunti qui, le salta addosso, la picchia, la violenta con rabbia, eccitato dalla scena nel vicolo che ha intravisto. Per Yvonne nei giorni seguenti si apre un baratro di angoscia: non può denunciare l’accaduto perché la sua relazione verrebbe allo scoperto, e non può parlarne neppure con il marito. Dopo un po’ George torna a perseguitarla, lei lo dice a Max, lui si procura l’indirizzo del molestatore e le chiede di accompagnarlo da questo. Altro non dico, per non rovinare a eventuali lettori il piacere di scoprire come va a finire. Il processo è una delle parti più belle del libro, Dougthy è bravissima nel costruire le arringhe delle due avvocatesse e l’atmosfera che si respira nella corte. Gli uomini non fanno una gran figura in questo libro (nella vita reale invece...).

1 commento:

Sfogliando la vita ha detto...

Interessante la tua riflessione su questo libro che ho intenzione di comprare e leggere al più presto!