mercoledì 28 maggio 2014

Gomorra in tv

sono andate in onda ieri sera su Sky la settima e l’ottava puntata della serie Gomorra. La settima mi è parsa la migliore di quelle viste finora.  Al centro dell'episodio diretto da Francesca Comencini c’è il personaggio di Imma Savastano, la moglie del boss in carcere con il 41 bis. In una puntata precedente il marito aveva detto a Imma cosa doveva fare, di chi doveva fidarsi. Imma fa tutto il contrario: per toglierselo di torno spedisce in Spagna Ciro, il luogotenente del boss, e manda in Honduras Genny, suo figlio, che considera viziato e inaffidabile. La puntata comincia con un tizio che chiede una dilazione da uno strozzino;  non avendola ottenuta, si spara nella cucina di casa sua dopo aver dato la buonanotte alla figlia. Sigla. Ora che è sola, Imma per prima cosa si procura un simbolo di aggressività e potenza: raccoglie sotto un ponte un enorme cane nero ferito, lo accarezza, lo cura; lo porterà sempre al guinzaglio con sé. Poi riunisce gli uomini del marito, chiarisce che è lei a comandare, si fa portare nella piazza che ha scelto come luogo di spaccio. Alla figlia dell’uomo che si è suicidato garantisce protezione e in cambio piazza in casa sua un ragazzo che dall’alto controlla l’arrivo delle volanti. Parte lo spaccio e una lunga sequenza ritmata dalla musica mostra la preparazione delle tante bustine di droga che verranno distribuite di notte negli scantinati della piazza. Gli altri boss fanno la guerra a Imma, c’è una escalation di violenza che culmina con l’uccisione della ragazza protetta da lei. Imma chiede la pace agli altri camorristi contro il parere degli uomini che comanda e la ottiene; per guadagnare consensi compra una nuova statua della madonna che sostituisce quella abbattuta da un tossico e distribuisce lavoro tra gli abitanti del quartiere.  Ha ottenuto tutto quello che voleva e nel colloquio in carcere non ha aperto bocca con il marito devastato dall’isolamento. E’ notte, è a letto. Qualcuno entra in casa, si sente abbaiare e poi uno sparo. Imma si alza, vede a terra il suo cane e poi il figlio Genny con la pistola in mano e un’aria trucida, spaventosa. Il  breve regno di Imma è finito. Una puntatona: si sta con il fiato sospeso, si sentono tutta l’energia del personaggio, la forza della sua disperazione, il suo estremo cinismo. Azione e ancora azione, non una parola di troppo.  Le prime puntate non mi avevano entusiasmato, più vado avanti più mi appassiono a Gomorra. La polemica sull’idealizzazione dei camorristi? Un’assurdità: mai viste vite così squallide, rozze, vissute solo all'insegna della brutalità. 

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