venerdì 9 maggio 2014

Il venditore di medicine


mestiere infame quello di informatore medico: ben lo sa Claudio Santamaria che, dovendone interpretare uno sullo schermo, assume sin dall’inizio un’espressione sofferta che diventa sempre più sofferta nel corso del film. Il venditore di medicine è il classico film denuncia e racconta in modo molto chiaro (fin troppo chiaro) come le cause farmaceutiche usino i loro inviati per corrompere medici e farmacisti. Un viaggio, un computer, una macchina nuova, un esame di specializzazione, il silenzio su pratiche illecite: tutto può essere donato se il ricevente consente all’industria del farmaco di guadagnare attraverso prescrizioni pilotate (e attentamente monitorate). Oltre ad essere didascalico, il film di Antonio Morabito ha una sottotrama imbarazzante: Bruno (il suddetto Santamaria), non contento di usare ogni mezzo per ottenere risultati di vendita all’altezza delle pretese della sua cattivissima capa Isabella Ferrari, scioglie nella minestra della moglie dosi massicce di anticoncezionale perché non si sente abbastanza garantito economicamente per fare il padre. I siparietti tra Bruno e la moglie non si possono vedere. Peccato: il tema valeva e il regista era animato dalle migliori intenzioni.

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