giovedì 1 maggio 2014

La sedia della felicità

è una fiaba gioconda La sedia della felicità: una trama esilissima illuminata da bravi attori e dalla leggerezza dello sguardo del regista, Carlo Mazzacurati, morto a gennaio di quest'anno. Valerio Mastandrea è Dino, un tatuatore; Isabella Ragonese è Bruna: lavorano al Lido di Jesolo in due negozi contigui e sono entrambi pieni di debiti. S'incontrano mentre a lei stanno portando via i macchinari e il loro amore a prima vista dovrà attendere la conclusione del film per dichiararsi. La madre di un delinquente in punto di morte racconta a Bruna che in una delle sedie della sua villa c'è nascosto un tesoro. Da qui parte una caccia serrata: inseguita da un cinghiale nel giardino della villa, Bruna chiede aiuto a Dino e insieme scoprono che le otto sedie sono finite in luoghi diversi in seguito a un'asta. Ogni ritrovamento, fonte di fatiche e di delusioni, offre lo spunto per nuovi incontri surreali. Ci si mette anche un prete: Giuseppe Battiston è un enorme prelato schiavo del videopoker ed è intenzionato quanto gli altri due a mettere le mani sul tesoro. Si finisce in bellezza sulle Dolomiti. Che delicatezza, che grazia, che bravura.

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