giovedì 15 maggio 2014

L'angioletto

l’inizio dell’Angioletto di Georges Simenon è di una crudeltà sconvolgente e fa presagire una vicenda tutta diversa da quella poi raccontata. Louis, il protagonista, ha quattro o cinque anni quando vede il fratello di undici anni e la sorella di nove imitare le scene di sesso che vedono protagonista la madre e gli uomini che si porta a casa, separati dai bambini solo da un lenzuolo appeso al muro. Ci si immagina una madre abietta, dei figli devastati.  Invece Gabrielle è tutto fuor che abietta, è una bella donna dai capelli rossi e dall’incrollabile ottimismo, gran lavoratrice: si alza di notte, fa la spesa ai mercati generali e vende i prodotti sul carretto; certo beve parecchio e la notte non ama star sola, ma ai suoi figli tiene molto e non si dimentica un istante di loro, anche quando si allontanano da lei. La vita non è facile nella rue Mouffetard di inizio Novecento e all’occhio curioso di Louis non sfuggono la miseria e la violenza che gli stanno intorno, ma lui è un puro e neutralizza il male, restandone impermeabile.  Adora guardare, annotare nella testa i colori degli oggetti e delle persone: diventerà un pittore famoso e gli resterà appiccicato il soprannome di angioletto datogli dai compagni a scuola. I fratelli faranno vite diverse dalla sua, nessuno se la passerà troppo bene, ma questo rientra nell’ordine delle cose. Sorprendente Simenon, capace di spiazzare il lettore con una storia di amore familiare nell’ultimo contesto in cui ci aspettiamo di trovarlo. Tradotto da Marina Di Leo per Adelphi.   

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