sabato 17 maggio 2014

Più buio di mezzanotte


per trovare Davide, il protagonista del suo film, Sebastiano Riso ci ha messo due anni e novecento provini. Davide Capone con i suoi capelli rossi, lo sguardo innocente e determinato è il film. A Catania, in fuga da un padre che lo manda dal medico, gli fa di persona iniezioni di ormoni e gli distrugge la stanza tappezzata di foto, e da una madre troppo debole per poterlo proteggere, Davide conosce i ragazzi di strada e si annida presso di loro. C’è una liberatoria passeggiata tra i vicoli che è uno dei pochi momenti gioiosi di Più buio di mezzanotte, poi ci sono la paura dei violenti, il dolore della perdita (Rettore, l’amico di Davide muore e i suoi parenti non vogliono gli amici al funerale), la fatica di sottrarsi allo sfruttamento (Pippo Del Bono interpreta l’orco che vorrebbe divorare il quattordicenne, assoldandolo). Un film pudico, che accenna all’orrore senza esibirlo. A tratti estetizzante (quanto sono belli Davide e il suo gruppo, quanto sono eleganti nei loro costumi), ma animato da sincera passione.

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