domenica 15 giugno 2014

Alabama Monroe


Felicità, dolore estremo, poi il deserto delle emozioni e un enorme risentimento. Attraverso un montaggio che mischia presente e passato Alabama Monroe racconta in un Belgio rurale l’amore tra Didier, musicista country fricchettone che vive in mezzo alle galline e Elise, tatuatrice e cantante. Li vediamo in ospedale: la loro bambina ha il cancro e le cure non danno gli effetti sperati. Un po’ crollano a turno, un po’ si fanno e le fanno coraggio. Sette anni prima si sono incontrati nel negozio di lei, lui è stato subito attratto dal suo corpo tatuato, dagli occhi che passano dalla gioia alla tristezza in un attimo. Sesso, risate, concerti; la band maschile di Didier s’arricchisce della voce di Elise e la vita non è mai stata cosi bella. Lei resta incinta e teme la reazione di lui: Didier vacilla, scappa in macchina; torna con gli attrezzi per finire di ristrutturare la casa, il bambino non può vivere con loro in roulotte. Il bambino è Maybelle: dolcissima, cresciuta a pane e musica country fino alla malattia che spezza l’incantesimo. La disperazione non ci rende migliori. Didier, che ha sempre fatto del suo ateismo una bandiera, non sa confortare Maybelle per la morte di un uccellino, né sa come infrangere la barriera che Elise si costruisce intorno quanto tutto è finito. E’ la musica a convogliare la commozione nel film: i momenti in cui mi sono ritrovata piena di lacrime sono stati quelli in cui la band festeggiava il ritorno a casa di Maybelle o improvvisava un commiato funebre. Un tema antico quanto il mondo, un modo di affrontarlo intenso e profondo.

Nessun commento: