giovedì 26 giugno 2014

Fisica della malinconia

il racconto di un’infanzia e giovinezza nella Bulgaria comunista avvolta in una rete di segreti e bugie è una delle componenti (forse la più suggestiva) di Fisica della malinconia, il romanzo di Georgi Gospodinov, pubblicato da Voland a cura di Giuseppe Dell’Agata. Ci sono nel libro le storie del nonno che torna dalla guerra con sette parole ungheresi (il nipote scoprirà che a insegnargliele è stata la donna che lo ha curato, protetto, amato e poi se l’è visto sfuggire); della nonna che prepara un fagotto con i vestiti per la sua sepoltura e una volta al mese li indossa per vedere come le stanno; del padre veterinario vegetariano, arrestato dalla Polizia per questa sua sospetta avversione alla carne; del seminterrato la cui finestra offre lo spettacolo vario di piedi e di scarpe; del cimitero dove il protagonista bambino impara a leggere e a fantasticare sulle lapidi incise; della scuola in cui ci esercita a indossare maschere antigas; del cinema che costa troppo caro per cui i film vanno immaginati a partire dai manifesti… Gospodinov punta a una narrativa inclusiva: “le cose insignificanti e minute – è là che si nasconde la vita”; di qui l’andamento divagatorio della sua prosa. Afflitto da “empatia patologica”, lo scrittore è insieme il nonno che mangia lumache vive per curare l’ulcera e la lumaca ingerita, è il minotauro che ha imparato ad amare nel libro di miti greci, è l’”io siamo” del prologo e l’”io fummo” dell’epilogo. Il tutto avvolto da una cortina di tristezza, come preannunciato dal titolo, perché “la gioia bulgara si tramuta facilmente in rammarico”.     

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