martedì 10 giugno 2014

I dodici dello Strega in show

Sicuro di sé, vincitore annunciato, apre l'incontro con i dodici finalisti al premio Strega Francesco Piccolo. Deve scappare alla premiazione dei David di Donatello e sceglie di leggere il brano su sua moglie, la grande minimizzatrice (praticamente Polyanna). Risatine in sala, come battutaro Piccolo non lo batte nessuno. È la volta di Giuseppe Catozzella, felice per aver vinto il Premio Strega giovani: il suo è un libro per ragazzi e i ragazzi se ne sono accorti subito, chiaro il tema, chiara e forte la trattazione. La butta sul colore napoletano Antonella Cilento, che legge con passione un brano del suo Lisario o il piacere delle donne. Poi arriva la mia preferita, Donatella Di Pietrantonio. Petrocchi la fa parlare di adolescenza, lei spiega di averla raccontata a partire dal corpo, dalle sue mutazioni. Tocca a Gipi, che dice di aver scritto un fumetto, un libro psichico, una roba di magia nera. Chiede di raccontare una storia: ho fatto l'esame dello sperma, mi hanno detto che non potevo procreare. Ho pensato che non mi importava, ma una voce segreta si è messa a gridare di disperazione. Questo libro con in copertina un albero secco, che ho disegnato e ridisegnato, mi è servito a guarire. Marco Magini è un ragazzone biondo con gli occhiali. Molto serio, molto motivato nell'aver scelto come soggetto del suo libro la strage di Sebrenica. Mi incuriosisce Giuseppe Munforte. Come parlerà uno scrittore dallo stile così sussurrato? Voce limpida, accento milanese, legge il brano in cui il suo protagonista parla della gioia di accompagnare a scuola Sara, la sua bambina, che in macchina gli insegna i versi degli animali, quello del gufo, quello del lupo. Anche Francesco Pecoraro è pelato, ma più corpulento del sottile Munforte. Indossa provocatoriamente dei sandali francescani, nega che il suo sia un libro apocalittico e rivela come l'abbia irritato la lettura di Piccolo. È un osso duro, non ne avevo dubbi, e la mia leggera ansia al pensiero di intervistarlo alla fine di questa lunga e caldissima serata cresce. Paolo Picirrillo invece sembra un ragazzino, jeans e maglietta bianca. Lui l'ho già intervistato e, usurpando il ruolo di editor, gli ho raccomandato nel prossimo libro di mescolare dello humour a tanta durezza. Nella dedica che mi ha scritto firmando il suo romanzo ha promesso di mettere un po' di luce in quello che sta scrivendo. Giorgio Pressburger è il più anziano del gruppo; la prende alla lontana, cita il Cantico dei cantici e la sua emozione a rileggerlo. Descrive la trilogia di cui il libro presentato allo Strega è il terzo volume. Petrocchi, preoccupato che si vada per le lunghe, gli chiede di passare alla lettura. Lui si accinge a farlo, ma prima non può esimersi dal rivelare il suo odio per Céline, è dato che c'è, anche quello per Wagner. La terza donna della serata è Elisa Ruotolo, insegnante, faccia da ragazza, pallidissima, ardente. Legge le pagine in cui il personaggio scopre la verità sulla sua famiglia. Chiude Antonio Scurati. Si scusa per un problema personale che l'ha tenuto impegnato mentre gli altri scrittori si presentavano. Dice che nel suo libro non c'è trama e non c'è finale. Poi fa una pausa sconsolata. Potevamo fermarci qui; Petrocchi lo incalza, Scurati cita Goethe: una delle motivazioni a scrivere è la sensazione di essere i primi o gli ultimi a vivere una certa situazione. Nel suo caso la paternità; il padre non esiste in natura, sentenzia. Poi non rinuncia a fare una battuta sulla generazione di minchioni che crede di poter addomesticare il parto. Battute all'inizio, battute alla fine. La serata è finita.

1 commento:

Chiara ha detto...

Grazie per questa cronaca vivida. Un piacere leggerti.
Però dissento sulle considerazioni fatte a Piccirillo. Nella mia esperienza di lettura, a essere generosa, fra le sue pagine, è proprio la luce. Colpisce inaspettata il lettore, riflessa dal prisma dei personaggi.
Certo, conoscendolo è inevitabile sorga la curiosità di scoprire cosa accadrebbe se si abbandonasse anche alla leggerezza...