martedì 24 giugno 2014

I luminari

Eleanor Catton ha il dono del racconto: le 970 pagine dei Luminari ci restituiscono un vivo ritratto della Nuova Zelanda della seconda metà dell’Ottocento, una terra dalle vaste possibilità dove tutti arrivano in fuga da qualcosa e da qualcuno. Brava a tratteggiare paesaggi e personaggi, Catton lo è anche (forse troppo, a tratti tanta abilità disorienta il lettore) a costruire una trama complessa e articolata. Ci fa entrare nella sua storia attraverso gli occhi di Mr Moody, un giovane avvocato che ha lasciato la Scozia, disgustato dalla famiglia e desideroso di ripartire da zero. Nella sala fumatori del Crown Hotel in cui alloggia, Moody incontra dodici uomini, riunitisi a discutere gli eventi che hanno scosso la cittadina di Hokitika: un eremita trovato morto con un tesoro nel capanna, una vedova apparsa a reclamare l’eredità, la prostituta più popolare del posto svenuta in mezzo alla strada, un giovane e ricchissimo cercatore d’oro sparito nel nulla, un capitano sfregiato dalle identità multiple.  Come Moody, all’inizio non ci capiamo niente e quella massa indistinta di uomini dalle nazionalità diverse e dall’apparenza truce ci sgomenta alquanto. I primi capitoli sono molto lunghi e complessi; gli ultimi fulminei; i primi trattano il presente; gli ultimi gettano luce sul passato. Scopriremo solo alla fine chi è Anna, l’affascinante prostituta dedita all’oppio, e chi è Lydia, la crudele chiromante e come queste due donne si districano tra gli omaccioni che le circondano. Eleanor Catton è nata nel 1985 in Canada e a sei anni si è trasferita con i suoi in Nuova Zelanda;  fantasticare sul luogo in cui è cresciuta le è valso questo romanzo con cui ha vinto il Man Booker Prize (in Italia lo ha pubblicato Fandango nella traduzione di Chiara Brovelli). Che cosa meravigliosa il talento. 

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