martedì 17 giugno 2014

La fabbrica del panico

Stefano Valenti sceglie la forma narrativa per dar corpo alla storia del padre, valtellinese, aspirante pittore, operaio della Breda di Milano, morto per mesotelioma dovuto all’amianto respirato in fabbrica. Un romanzo che poco o nulla concede alla finzione: l’io narrante vive a Milano, traduce libri e soffre di attacchi d'ansia; alla morte del padre cerca di ricostruire il trattamento riservato agli operai della Breda incontrando sindacalisti e colleghi di lavoro dell'uomo, partecipando ai processi intentati contro i dirigenti e la proprietà. Ne esce il ritratto spaventoso di un moderno schiavismo: ritmi di lavoro massacranti, condizioni al di sotto di tutti gli standard di sicurezza, salari da fame. La denuncia de La fabbrica del panico (Feltrinelli) arriva chiara e forte, ma se lo scopo era stare dietro ai fatti perché non scrivere un reportage?   

Nessun commento: