sabato 7 giugno 2014

La terra del sacerdote


crudo, crudissimo La terra del sacerdote è uno di quei romanzi che non concede scampo al lettore. Lo sprofonda nella periferia del mondo, in un Molise inaridito, che da terra di contadini è diventato terra di malavita. Traffici che più sporchi non si potrebbero: donne prese nell’Est Europa, tenute prigioniere perché partoriscano neonati multiuso (traffico d’organi, adozioni, che importa, l’importante è farci i soldi, soprattutto se non si ha una pensione). Un protagonista enigmatico, Agapito: è stato sacerdote, è emigrato in Germania, voleva salvare le anime, ora si concentra sul suo campo infruttuoso. Una donna ucraina, Flori, che non vede l’ora di arrivare al quarto parto per poter essere libera; i bambini sono un dettaglio che non la riguarda, è occupata a restare in vita. Una violenza che non risparmia nessuno e per raccontarla una lingua aspra, in cui affiora ora il dialetto molisano, ora il tedesco, chi capisce capisce, è il contesto quello che conta. Paolo Piccirillo, l’autore di questo libro Neri Pozza, è del 1987: solo un giovane poteva mettere in scena tanta cupezza.

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