venerdì 6 giugno 2014

La vita in tempo di pace

cominci a leggere La vita in tempo di pace di Francesco Pecorario (Ponte alle grazie, uno dei dodici finalisti allo Strega) e credi di aver capito di che si tratta: un pamphlet contro il presente e le sue meschinità in veste di romanzo. Ti ricredi quasi subito: man mano che leggi prende corpo il protagonista, Ivo Brandani, ingegnere sessantanovenne fissato con il sesso e i piedi delle donne. Ivo è all’aeroporto di Sharm el-Sheik, sta aspettando un volo per Roma, in Egitto è impegnato in un progetto per sostituire il corallo scomparso con uno artificiale (“rifacciamolo finto il pianeta”) . Si guarda intorno Ivo (sin da piccolo ha scoperto di avere il dono di sdoppiarsi, di osservarsi nell’atto di  vivere) e il suo umore nero si riversa in onde concentriche su quanto lo circonda, sul suo mondo e il suo tempo. Poi a sorpresa partono una serie di narrazioni: Ivo che al suo primo giorno di Responsabile dell’Ottavo Distretto Urbano si trova a fronteggiare l’ostilità degli impiegati comunali e l’esondazione del Fiume; Ivo in barca a vela con il sadico capo e la sua finta moglie (uno dei pezzi migliori del libro); Ivo giovane al mare tra l’inaccessibile Marcella e la troppo accessibile Carla; Ivo bambino e  il suo insopportabile Padre. Il tutto terribilmente politicamente scorretto e inframmezzato da riflessioni geniali come questa “ pace, pace, pace, per noi organismi filtratori, che non sapremo mai nulla di noi stessi, perché la pace ti fa proprio questo, non ti mette alla prova se non nella parte peggiore di te, ti cuoce per tutta la vita, lentamente e quando arrivi alla fine – non manca molto – ti stai ancora ponendo le domande che ti facevi all’inizio” .   

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