sabato 28 giugno 2014

l'esame della figlia

comincia alle dodici in un corridoio aerato. Mi siedo in prima fila. Con me ci sono un gruppetto di amiche sue (Giorgia arriva trafelata in ritardo con tre girasoli) e l'amico Malpa. Prima di lei interrogano Andra, la più brava della classe, romena: magrolina con l'aria tosta di chi cerca riscatto attraverso lo studio. Per lei non è venuto nessuno, vuole dei testimoni e soprattutto vuole il massimo dei voti. Durante l'attesa mia figlia scherza sul sudore che le scende a rivoli da un'ascella, sulla faccia impettita della presidente, sul tono con cui dirà la tesina, sulle risposte che darà (farle vedere le scene di Ecce bombo prima di uscire è servito). Di fronte alla commissione è concentrata, efficace, non si impappina, non corre, riesce di tanto in tanto a fare un sorriso. La presidente loda la ricchezza di spunti che ha offerto sull'introspezione e la sua capacità di sintesi; le fa scegliere su quale materia vuol proseguire. Lei dice matematica, sorprendendoli alquanto e rispondendo bene si guadagna la domanda a piacere sulla materia seguente, la fisica su cui sa di essere meno preparata. I due uomini della commissione, il filosofo e l'italianista, non fanno solo domande, si esibiscono di fronte al pubblico femminile. Il primo cita Woody Allen e i sofà a proposito di Freud (la presidente lo riporta amabilmente al programma d'esame), il secondo spazia da Corazzini a Pirandello al linguaggio pascoliano. Vuol sapere chi è stato il grande sponsor di Svevo (apprendo da lui che è stato Montale: quante cose sappiamo e poi scordiamo). Tre domande di letteratura latina, due di storia, poi tocca a inglese: di nuovo Virginia Woolf e poi Mark Twain. E' passata quasi un'ora. Al volo in francese il Sartre della Nausea e in spagnolo il surrealismo in arte e letteratura. Le fanno vedere le prove che ha svolto, le chiedono cosa intende studiare e dove. Le amiche la festeggiano, mi caccia, mi ha visto abbastanza.

Nessun commento: