domenica 1 giugno 2014

Morte di un uomo felice

pag.66, Morte di un uomo felice di Giorgio Fontana, edizioni Sellerio: il protagonista, Colnaghi, giovane magistrato idealista, incontra in carcere una terrorista che lo insulta e gli sputa addosso. Lui si sente sfinito, sopraffatto dal senso d'ingiustizia. E qui parte una sua biografia per sommi capi: dalla morte del padre, operaio, per mano dei fascisti, agli studi, portati avanti con grandi sacrifici e grande profitto, fino al superamento dell'esame di magistratura con il massimo dei voti e l'idea di consacrarsi alla difesa dei deboli e degli umili. Io non contesto la figura del magistrato cattolico, imbevuto di principi morali, e il suo scoramento di fronte a giovani dediti alla lotta armata e refrattari a qualunque ragionamento, contesto la scelta narrativa di Fontana, l'autore, di sciorinare qui la vita del personaggio, come un venditore la sua mercanzia. Chi è Colnaghi, cosa lo agita, cosa sogna, cosa ama, cosa detesta, avremmo dovuto scoprirlo un pezzo per volta, attraverso le sue azioni, i suoi ricordi, le sue parole, non trovarcelo tutto rivelato a un quarto del romanzo. È uno dei difetti/delle ingenuità di un libro che tenta con onestà di raccontare la fine degli anni settanta, la violenza insensata e lo sforzo fatto per arginarla. Peccato: altri aspetti del personaggio (la sua difficoltà a passare del tempo con la moglie e i figli, per esempio) sono ben delineati.

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