mercoledì 18 giugno 2014

un padre competitivo

il mio ex capo sta nella stanza accanto alla mia; la parete che ci divide è sottile, lui parla ad alta voce con l'effetto che le sue conversazioni telefoniche le sento come quando era nella scrivania di fronte alla mia. Ieri a turbarlo era la pagella del figlio: una pagella onorabilissima per un ragazzo alle prese con il primo anno di liceo classico, otto in italiano, in storia e geografia, sei in latino e greco. Il mio ex capo, che con i tre figli passa solo il fine settimana, perché fa il pendolare tra Roma e la cittadina in cui vive la sua famiglia, ha alte pretese riguardo alle prestazioni scolastiche dei suoi pargoli. Non contento di aver strapazzato al telefono il figlio, è venuto da me, si è seduto e ha cominciato a inveire contro la pigrizia del figlio, la sua scarsa competitività. Si capiva che al fondo della sua insoddisfazione c'era il confronto con i figli degli amici suoi: gli rodeva non poter primeggiare per interposta persona. Ho detto quello che ho potuto in difesa del giovane studente. Poi ci si meraviglia di fronte ad adulti ossessionati dalla figura paterna.  

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