mercoledì 30 luglio 2014

diluvi e schiarite

ho parcheggiato sul lungotevere, mi sono fatta una corsa per evitare il diluvio. Da sotto la tettoia vedevo la gente entrare a Mazzini inzuppata, a una giornalista famosa ho prestato l’ombrello perché raggiungesse la macchina. Mi è apparso alle spalle, da dentro il palazzo, siamo andati a prendere un caffè al bar dell’ultimo piano. Avevo preparato i jeans grigi e una canottiera colorata di seta; all’ultimo momento ho cambiato idea, mi sono messa i pantaloni larghi di lino beige comprati da poco e la canottiera di seta grigia che stava bene con i sandali neri. Mi ha detto che mi vuole a lavorare con lui, anche se le mie schede di lettura devono essere meno descrittive e più critiche. Troppo trattenuta nel giudizio, mi ha definito. Il nostro colloquio è durato venti minuti, il tempo del caffè. Mi chiederanno alla struttura in cui sono ora? Ci saranno ostacoli? Come mi troverò in un ambiente diverso? Perché non mi basta una scrivania e uno stipendio alla fine del mese? Perché ricomincio da capo ogni volta? La pioggia torrenziale è finita, le redazioni qui sono semideserte. Domani devo farmi viva con loro, informarmi sui tempi, chiedere, se possibile, una conferma. Poi parto. 

2 commenti:

laura ha detto...

Non ho capito però se hai accettato!

babalatalpa ha detto...

Grandissima! Ci hai fatto stare tutto questo tempo col fiato sospeso… In bocca al lupo!