sabato 26 luglio 2014

guidare a ottant'anni

più va avanti con l'età, più guidare acquista importanza agli occhi di mio padre. Ieri bisognava andare a prendere alla stazione di Fondi Tommaso, il nipote diciassettenne che arrivava dalla Svezia. Tommaso è sveglio, se la sarebbe cavata anche se era tardi e non c'erano più autobus; poteva andarci Isabella, si era offerta di farlo. Papà non ha inteso ragioni: è corso a prendere possesso della sua macchina. Lo ha accompagnato mio figlio e al ritorno lui e Tommaso ci sono parsi provati. Stavamo mettendo sotto un paio di ciclisti, hanno detto. Il nonno va piano, di notte ci vede poco, bisogna dargli indicazioni continue. Lui felicissimo dell'impresa compiuta, io terrorizzata per lui, per i suoi passeggeri, per chi hanno incrociato nel loro percorso. Ho provato a parlarci, gli ho detto che la deve smettere di fare il galletto, che a ottantacinque anni senza macchina si vive meglio. Non mi ascolta, mi rivolge il suo sguardo di sfida. Come possiamo fermarlo?

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