venerdì 11 luglio 2014

La caduta

“Sono solo il padre di Tito”, così Diogo Mainardi sintetizza il senso del suo libro La caduta e insieme il senso della sua vita dal momento della nascita del figlio. Tito nasce il 30 settembre 2000; a Venezia perché a Diogo piace molto il palazzo della Scuola Grande di San Marco che ospita l’ospedale cittadino. L’attrazione per quell’edificio di grande bellezza mette a tacere le preoccupazioni per la cattiva fama dei medici che ci lavorano. Le prime pagine del libro ruotano intorno a questa scelta dettata da criteri estetici, che a posteriori si rivela tragicamente sbagliata. La dottoressa che prende in carico il parto fa una serie di errori e a causa di questi Tito subisce una paralisi cerebrale: camminerà male, afferrerà male, parlerà male. Il desiderio di esprimere il proprio  amore per Tito, per il ragazzo volenteroso e allegro che è (le foto che accompagnano lo scritto ce lo presentano sempre con un contagioso sorriso), si accompagna a un’ampia riflessione su abilità e disabilità che spazia dalla storia dell’arte, alla letteratura (Leopardi l’autore più citato, ma non mancano Proust, Dante, Joyce e tanti altri), alla storia (in particolare Mainardi si sofferma sulla spaventosa pratica hitleriana dell’eliminazione degli invalidi), al cinema, alla musica, ai fumetti, ai videogiochi. Un originale e potente ritratto di paternità, capace di mescolare echi culturali e vita quotidiana: possiamo fare errori in nome della cultura ma è la cultura a fornirci il migliore strumento di interpretazione del nostro vissuto. Mainardi è brasiliano, il testo è stato tradotto da Tiziano Scarpa per Einaudi.

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