giovedì 17 luglio 2014

l'altra donna

è tornato il figlio dall'America. Non sono andata a prenderlo in aeroporto, ho lasciato che lo portasse a casa il padre del suo amico. Alle cinque in punto sono schizzata via dal lavoro incurante del temporale in atto. Aprendo la porta, ho fatto un balzo indietro, non mi aspettavo di trovare sul divano del salotto il figlio e la fidanzata in un unico groviglio. Lui mi è venuto incontro, gli ho dato due baci, sono andata a cambiarmi i vestiti bagnati di pioggia e sono uscita di nuovo a fare la spesa. Lì per lì ci sono rimasta un po' male, non vedevo l'ora di parlare con lui. Al mio ritorno, la ragazza se n'è andata, il figlio è venuto in cucina e, mezzo intontito dal sonno, ha risposto con garbo al fuoco di fila delle mie domande. Alle sette era già cotto, gli si chiudevano gli occhi, lo teneva sveglio solo la fame. La sorella l'ha provocato, chiedendogli se intendeva portarsi al mare la fidanzata. Io ho detto, può venire  il week end, poi tu resti e lei torna con noi. Si è immusonito di colpo, ha detto allora io non vengo. Ha finito di mangiare senza dire una parola. Ora dorme. Da lontano sono più facili i figli.

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