giovedì 31 luglio 2014

Le cose belle

da bambini eravamo tutti più belli, più simpatici, più interessanti e promettenti. Il tempo che passa raramente regala qualcosa, in particolare in una città dura come Napoli. Agostino Ferrante e Giovanni Piperno hanno avuto l’idea di tornare a raccontare quattro ragazzini intervistati dodici anni fa in strade e case napoletane. Il bambino che accompagnava la madre al mercato del pesce, pieno di vita e di sogni, è oggi un ragazzo devastato dalla scomparsa del fratello e incapace di fare alcunché; quello che cantava nei ristoranti e mirava al conservatorio vende porta a porta contrati di tele due; le ragazze che aspiravano alla carriera di modelle fanno le cameriere in albergo, le ballerine di notte in locali di quart’ordine o passano il tempo a portare vestiti puliti a parenti in carcere o in ospedale. Su tutto la colonna sonora della città: canzoni cantate a squarciagola su amori e disgrazie. Ma non è un film angoscioso, Le cose belle, o almeno non è solo angoscioso: racconta lacrime e incomprensioni familiari, fallimenti privati, illegalità diffusa, ma anche la voglia di andare avanti, nella speranza che prima o poi una delle tante cose belle che ci si augura vicendevolmente quando ci si incontra a Napoli si possa realizzare. E Fabio che canta in studio nel finale è un bell’esempio di riscatto e di affermazione di sé.  

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