martedì 15 luglio 2014

Odessa Star

quello che Fred, l’io narrante del romanzo Odessa Star, non sopporta: le donne brutte, i parenti pallosi, le anziane con deambulatore, le proprietarie di cani, i vecchi professori, i ragazzini down, le macchine Fiat. Non è che non li sopporta e basta: vorrebbe eliminarli e quando incontra il suo vecchio amico di scuola Max G., che da teppistello è diventato un delinquente d’alto bordo, i suoi sogni in molti casi diventano realtà. Quello che Fred ammira: le jeep costose, gli occhiali da sole costosi, le camicie costose, le donne costose. Max G. gli procura parecchio di questa roba. Herman Koch è un signore olandese di sessant’anni. I suoi libri più famosi sono Villetta con piscina e La cena.  Odessa Star, tradotto da Giorgio Testa e uscito nel 2003, è il suo esordio: si resta ipnotizzati dalla meschinità del protagonista, il cui unico obiettivo è conquistare l’ammirazione del figlio (un figlio né buono né cattivo, ma abbastanza perspicace da farsi qualche domanda sulle mosse paterne). Non so se nei romanzi successivi Koch abbia raggiunto l’obiettivo programmatico di scandalizzare il borghese, offrendogli un ritratto deformato in cui specchiarsi; qui la narrazione è dispersiva, non c’è una grande tenuta narrativa, solo una serie di trovate (per lo più di ispirazione cinematografica). Non credo che approfondirò la conoscenza di questo scrittore.  

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