giovedì 24 luglio 2014

Spaghetti Story

nei film italiani sulla generazione precaria (trentenni e giù di lì) non mancano mai la ragazza impegnata, il giovane artistoide eterno peter pan, la tentazione del crimine. Spaghetti story, l’esordio di Ciro De Caro, non fa eccezione alla regola. Il bello di questo film girato con due lire è la caratterizzazione e la recitazione dei tre personaggi principali: Valerio, l’aspirante attore; Serena, la sua fidanzata dottoranda che aspetta un bambino; Scheggia, l’amico d’infanzia che vive con la nonna e spaccia droga, più che realistici sono veri. Si avverte il punto di vista femminile nella sceneggiatura (scritta dal regista con Rosella d’Andrea, che nel film interpreta la parte della sorella del protagonista): per una volta il maschilismo del nostro paese viene tematizzato e ci si ride sopra (vedi i consigli di Scheggia a Valerio in tema di donne). I due colloqui di lavoro di Valerio, che si sforza di apparire un attore impegnato, corregge l’accento romano, e dice una serie di sciocchezze, sono molto divertenti; così come il suo litigio con la sorella che prega di fronte alla tomba della madre e gli rinfaccia di non essersi occupato della genitrice né da viva né morta. Un po’ fuori fuoco la storia della prostituta cinese aiutata a fuggire dal suo aguzzino. Perfetto per un’arena estiva di Roma; molto suggestiva quella di Castel Sant’Angelo, se non fosse stato per il ratto che giganteggiava sotto lo schermo.  

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