sabato 26 luglio 2014

Svegliamoci pure, ma a un'ora decente

nel nuovo libro di Joshua Ferris, tradotto da Katia Bagnoli per Neri Pozza, ci sono un dentista newyorchese, le igieniste del suo studio, i pazienti che lo frequentano e un misterioso hacker che crea al dentista un sito internet, un profilo facebook e twitta al posto suo. C'è inoltre un grosso interrogativo: che ci stiamo a fare al mondo, a che serve cercare di restare in buona salute, passarci ogni giorno il filo tra i denti, se siamo comunque destinati a morire? Ferris alterna pagine molto brillanti, degne di un Woody Allen vecchia maniera, a pagine opache. Il suo Paul, che da bambino ha subito il suicidio del padre, è un giovane uomo solitario che si rifugia nel culto di una squadra di baseball e nell'esplorazione delle cavità orali dei clienti. Ha avuto due amori importanti, ma in entrambi i casi non sa se ad attirarlo era più la fanciulla in questione o la religione della famiglia di questa (cattolica la prima famiglia, ebrea la seconda). In realtà Paul è un ateo convinto, ma adora il senso di appartenenza che deriva dal seguire con altri le prescrizioni di un rito. Questa e le riflessioni dentistiche sono le parti che ho apprezzato di più; le disquizioni sugli ulm, popolo più oppresso di quello ebraico, a cui Paul infine scopre di appartenere grazie all'hacker che sa tutto su di lui, me le sarei risparmiate. 

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