domenica 31 agosto 2014

contro ogni previsione

si prospettava come un week end da incubo: con papà ero in freddo per via della macchina (avevo rifiutato il suo passaggio e lui si era offeso); dovevano venire i due cugini napoletani per cercare di dirimere i loro contrasti sull'eredità materna insieme allo zio; mio marito aveva pensato bene di farsi due interventi dermatologici che gli impedivano di venire in spiaggia (così da essere lunedì pronto per dare il massimo in ufficio). Invece. Con papà sono riuscita a parlare come non ci succedeva da tempo, i cugini hanno deciso di restare a Napoli, il tempo è stato splendido e mi sono goduta mare e letture come non mai. Magari anche al lavoro da domani andrà bene. Magari.

sabato 30 agosto 2014

Il nuotatore

una coppia che si è molto amata smette di amarsi e comincia a litigare. Ci sono due bambini, la donna non ne può più; anche il suo lavoro in fabbrica la sfibra, la uccide. Potrebbe essere una storia come tante, ma siamo in Ungheria negli anni cinquanta. La donna un giorno prende il treno con un'amica, scappa in Austria lontano da tutto, anche da chi le è più caro. Il marito, Kálmán, prova a tirare avanti come se niente fosse, ma le chiacchiere sul suo conto non le sopporta. Lascia la casa, il paese, parte con i due figli, Kata e Isti. Il nuotatore, romanzo d'esordio di Zsusza Bánk, tradotto da Riccardo Cravero per Neri Pozza, racconta la storia di una famiglia ferita al cuore. Il punto di vista è quello di Kata, la figlia maggiore, che trema per Isti, il suo fratellino, provato dall'abbandono materno e poi dal vagabondare imposto dalle circostanze. I tre trovano ospitalità da parenti, da amici. Ogni volta sembrano aver recuperato stabilità, messo radici; poi succede qualcosa, un incidente, un comportamento scorretto: si riparte, si ricomincia da zero. La nonna materna porta notizie della mamma lontana, della fuga pericolosa, dei lavori che trova, delle persone che l'aiutano o le sono ostili, ma per i bambini resta la voragine creata dalla sua assenza. Isti impara a nuotare dal padre, che è un nuotatore provetto; solo in acqua sembra star bene, o meno male del solito. Il nuotatore intreccia al dolore di Kata e Isti altri dolori, altri amori infelici. È un libro molto bello, intriso della particolare melanconia ungherese (dall'Ungheria vengono i genitori di Bánk, che scrive in tedesco e vive in Germania).

venerdì 29 agosto 2014

in gita

non conosco la mamma di Malpa ma da oggi mi sta molto simpatica. Mia figlia si annoiava da noi al mare e ha convinto la sua amica Livia a partire con lei per Porto Ercole per andare a trovare Malpa. La gita è durata meno del previsto ed è stata fallimentare: la casa era molto piccola, la madre e la sorella non avevano alcuna intenzione di prodigarsi per le due ospiti e soprattutto di cucinare per loro; lui era impegnato come istruttore di vela... Stasera la figlia e l'amica hanno apprezzato la cena in giardino da noi come non mai. Hanno persino apparecchiato e sparecchiato senza farselo chiedere. Ce ne vorrebbero di gite così.

la visita di Luigi

Luigi ha compiuto da poco novantuno anni. Ogni giorno scende in spiaggia alle dieci con il pulmino, si siede sotto un ombrellone a caso, entra con cautela in acqua e fa un po' di bracciate, scambia due chiacchiere con vecchie amiche se le trova, e alle dodici risale in paese con lo stesso pulmino. Verso le dieci e mezza viene a farmi una visita: il copione è sempre lo stesso, mi chiede di papà, critica bonariamente la sua abitudine a scendere tardi, guarda il mio kindle come fosse una bomba, si rammarica che a radiotre sbaglino l'accento di Nobel e che  trascurino il congiuntivo, mi augura buona lettura e se ne va. A volte passa una seconda volta per commentare la qualità dell'acqua o una cosa sentita alla radio. Come sarò io tra quarant'anni, se ci sarò ancora?

giovedì 28 agosto 2014

tramonto tra le boe

arrivo in spiaggia alle sette di sera, dopo aver preso il treno e fatto la spesa. Sotto l'ombrellone trovo il figlio che dorme; sul lettino accanto a lui c'è Il giocatore di Dostoevskji, il libro che ha scelto tra quelli indicati dal suo professore e che deve trovare perfetto per conciliare il suo sonno. Lo sveglio, lo invito a venire a nuotare. Mi segue poco convinto, tanto io sono accaldata dal viaggio, tanto lui è infreddolito dall'ozio. Lo aggiorno sulle ultime novità, lui mi pare rilassato e in gran forma. Siamo a metà strada per la prima boa; i suoi amici fischiano per attirare la sua attenzione. Li guarda, mi dice, è tornato Paoletto. Gli dò il permesso di mollarmi nel mezzo al mare. Continuo da sola nel sole che cala. Di boa in boa arrivo alla grotta, mi scordo quello che mi aveva irritato, confuso, agitato nel giorno che si sta chiudendo. Nuoto finché il mare da dorato diventa cupo. Sto meglio.

l'iscrizione all'università

tra mille dubbi e mille sbuffi, la figlia si è prenotata per l'esame di ammissione ad Economia a Roma Tre. Il marito le ha suggerito di provare anche il test alla Sapienza. Lei gli ha detto, dopo lo faccio. Sono passate due settimane, il marito è andato sul sito e ha scoperto che oggi scadeva il termine per presentare la domanda; l'ha iscritta. E' assurdo che di una cosa così si occupi il padre, ma l'alternativa qual è? Se non vuole fare economia, può scegliere un'altra facoltà o può scegliere di non studiare più e cercarsi un lavoro in un negozio, in un bar: ma che scelga! Ce lo diciamo tra noi, io e il marito, rievocando le nostre scelte universitarie fatte in piena autonomia, senza alcun coinvolgimento dei nostri parenti. Ce lo diciamo e poi continuiamo a sbagliare, occupandoci di ciò di cui non dovremmo occuparci.

mercoledì 27 agosto 2014

Tutto d'un fiato

brevissimo, Tutto d’un fiato (XS Mondadori), doveva servirmi a introdurmi al mondo di Antonio Moresco. Un incontro non troppo felice dal mio punto di vista. C’è un sessantenne che guida di notte combattendo contro il sonno incipiente. Accanto a lui dorme Renata, (la sua compagna? Una coetanea? Di lei sappiamo solo che dorme dopo aver guidato all’inizio del viaggio). L’uomo fa lo scrittore e si sente incompreso, disprezza la società letteraria o quanto ne resta, lamenta il suo isolamento, più forte da quando è pubblicato di quando era inedito. Ce l’ha con tutti, con le mode, con il capitalismo, con Machiavelli preferito a Dante, con la televisione che non lo chiama e se lo chiama lo critica. Però ha incontrato una donna: trent’anni, bancaria, belle tette. Apprezza i suoi libri, va ad ascoltarlo quando parla in pubblico, mangia con lui una pizza, lasciandone molta nel piatto. Sarebbe bello partire con lei. L’uomo sbanda, assonnato. Renata si sveglia e prende il suo posto alla guida. Finito. Con Moresco mi fermo qui.

Zoran il mio nipote scemo

non si fa che bere in Zoran, il mio nipote scemo, opera prima di Matteo Oleotto, ambientato in terra di vigneti e osterie ai confini con la Slovenia. Giuseppe Battiston è alle prese con il suo personaggio più debordante: un ubriacone, bugiardo, traditore, sleale, fanfarone, autolesionista. E’ chiaro sin dall’inizio che l’incontro con il timidissimo e gentilissimo nipote sloveno rimasto solo al mondo lo costringerà a fare i conti con se stesso e a cambiare; pur prevedibile, il film ha una tale grazia nel raccontare la vita di paese e nel tratteggiare i vari personaggi che lo si vede con piacere.

martedì 26 agosto 2014

Il lungo sguardo

la narrazione si apre nel 1950. Siamo a Londra in una casa alto borghese. Mrs Fleming sta organizzando una cena per otto per celebrare il fidanzamento di suo figlio, una cena nel corso della quale il padrone di casa si divertirà a fare a pezzi la promessa sposa, giocando sul suo imbarazzo e la sua ingenuità.  Il lungo sguardo, romanzo del 1956 di Elizabeth Jane Howard, ora pubblicato da Fazi nella traduzione di Manuela Francescon, è la spietata analisi di un matrimonio. La storia procede a ritroso nel tempo fino ad arrivare al 1926: dei Fleming conosciamo prima il fallimento come genitori (Julien sta per sposare una ragazza che non lo attira molto; Deidre è incinta di un tipo che non la vuole e si rifugia tra le braccia di uno che l’annoia) e il gelo che contraddistingue i loro rapporti; poi li vediamo in tempo di guerra, divisi nelle scelte su cosa fare dei figli; poi ai tempi di una vacanza in Francia impegnati in tortuose relazioni extraconiugali e infine risaliamo al viaggio di nozze a Parigi e al loro primo incontro. Lo sguardo della scrittrice sulla coppia è fin troppo minuzioso: non ci viene risparmiata un’elucubrazione mentale dell’insopportabile Fleming, né un tentennamento della moglie a lui assoggettata. Eppure il libro ha un suo fascino, una sua capacità di restituire situazioni archetipiche della vita a due: l’innamoramento, la passione, l’eccitazione, il tradimento, la noia, la delusione, il compromesso, la disfatta. E’ anche una disincantata riflessione sul maschile e sul femminile (“gli uomini avevano discusso con superficialità di cose essenziali; mentre le donne, lì in salotto, svisceravano fino all’essenza argomenti superficiali”). La Howard, morta sette mesi fa a novantun anni, è stata la terza moglie di Kingsley Amis e la compagna di vari intellettuali famosi. Uomini tutti orribili e pieni di sé, almeno a giudicare dai protagonisti maschili di questo racconto.

l'offerta lampo kindle

in questi giorni si dibatte molto su Amazon e sulle sue politiche di vendita che strozzano scrittori ed editori. Posso dire quanto mi piace l’offerta lampo kindle che mi arriva ogni mattina sul telefono? Non è solo il piacere di leggere un Simenon a tre euro invece che a nove, è anche la possibilità di ricevere suggerimenti di lettura che dato il costo contenuto si è più disponibili ad accogliere. Senza l’offerta lampo non avrei letto Irving (non mi sarebbe venuto in mente di farlo), e lo stesso vale per Romain Gary, Zsuzsa Bank, Herman Koch. Chi legge un libro o due al mese può tranquillamente fare a meno di questo tipo di offerte, chi ne legge due a settimana e lo fa su Kindle non può che apprezzare l’iniziativa. E’ come quando da ragazza compravo i classici usati sulle bancarelle o ai remainders: mi facevo guidare dal prezzo e facevo delle belle scoperte.

lunedì 25 agosto 2014

l'ultimo giorno di vacanza

come assapori la colazione in giardino quando sai che domani trangugerai il cappuccino prima di andare al lavoro, come ti godi la spiaggia deserta delle nove di mattina, con che intensità stai appiccicata al tuo kindle sapendo che non avrai più tutto il tempo per lui, con che vigore nuoti prima di rinunciare al contatto quotidiano con il mare. Sei però anche un po' stufa di questa routine, e parecchio ansiosa di capire come occuperai le tue giornate lavorative nei prossimi mesi. E' ora di tornare. Dopo cena: per le ultime chiacchiere (e inevitabili discussioni) con i figli che restano qui.

domenica 24 agosto 2014

chi salva chi

mare con le onde: a mezzogiorno mio padre si prepara per il suo tuffo giornaliero. Lo seguo in acqua. Superiamo facilmente i primi cavalloni, ci godiamo il bagno. D'un tratto mi dice, la corrente ci porta al largo, dobbiamo toccare con i piedi. Mi prende la mano. Così non riesco a nuotare e non tocco. Lui mi guarda preoccupato, io non so cosa fare, da soli non avremmo problemi, in due ci ostacoliamo a vicenda. È un attimo: il bagnino ci vede, padre e figlia legati da un'assurda catena che porta fuori, tende a lui una mano, ci rispesca. Che figura, dice papà, più incline a salvare che ad essere salvato. Per oggi niente più bagno.

sabato 23 agosto 2014

Il vestito della festa

"preoccupazione", "cautela" sono questi i termini con cui Paula Fox si riferisce ai suoi genitori nel Vestito della festa, romanzo autobiografico del 2001, tradotto in italiano da Gioia Guerzoni per Fazi. Il padre beve troppo, la madre semplicemente non la può vedere, la abbandonano appena nata, senza però mai far perdere le loro tracce: ora riappaiono con regali improbabili, ora con domande improbabili, ora con amici improbabili. Paula cresce sballottata da un parente a un conoscente e l'emblema di questa condizione è la scarsezza di vestiti, il continuo indossare abiti smessi da altri. Una figura di riferimento c'è ed è lo zio Elwood, un reverendo colto e generoso che dona alla bambina la sensazione di essere accudita; ma il paradiso infantile dura poco e subito dopo riprende la giostra dei cambiamenti. Come negli altri libri di Paula Fox colpisce lo stile secco, essenziale: i fatti sono così eloquenti da non richiedere aggettivi e commenti. Bello.

La vita davanti a sé


nel 1975 La vita davanti a sé ha vinto il premio Goncourt; il suo autore Romain Gary lo aveva scritto sotto lo pseudonimo di Émile Ajar. Racconta in prima persona la storia di Momo, un quattordicenne arabo a cui è stato fatto credere di avere dieci anni. Momo, come altri figli di prostitute, vive con Madame Rosa, una vecchia ebrea che, ritiratasi dal mestiere, si è messa ad accudire a pagamento i bambini delle altre. Siamo in un caseggiato di Belleville a Parigi: immigrati da ogni paese si aiutano vicendevolmente e quando Momo dovrà fronteggiare la malattia della donna che lo ha allevato e a cui si sente molto legato, non sarà lasciato solo dai vicini.  Il tentativo dello scrittore di riportare sulla carta non solo i pensieri, ma anche il linguaggio di un ragazzino illetterato mi ha lasciato parecchio fredda: l’artificio mi è parso troppo scoperto e i suoi esiti non sempre felici. Tradotto da Giovanni Bagliolo per Neri Pozza.

venerdì 22 agosto 2014

di nuovo a Ponza

il marito ha guardato le previsioni del mare e ha deciso che l'assenza di vento andava sfruttata. Ha lanciato ai ragazzi l'idea di una gita di due giorni a Ponza e loro l'hanno accettata (l'ozio stufa alla lunga). Io me la sarei presa comoda per qualche giorno, eravamo appena sbarcati, ma ho rifatto la borsa e siamo partiti. A bordo con noi Viviana e Alessandro, amici della figlia e del figlio. Stasera siamo in porto per soddisfare il desiderio dei quattro di mischiarsi alla vita notturna dell'isola. Giocano a carte, fanno i tuffi, nuotano con le maschere, si prendono in giro. La barca li riporta indietro nel tempo, li spoglia delle arie da grandi, annoiati e ostili, che assumono a terra. Un buon modo di chiudere queste lunghe vacanze marine.

giovedì 21 agosto 2014

Rosalba e i suoi allarmi

Rosalba è una signora di Fondi che ha le chiavi di casa nostra e ogni tanto viene a pulire da noi. Il suo mestiere preferito però è quello di spia: adora trovare magagne e raccontarle, spalancando gli occhi e dicendo, non dire che te l'ho detto, per carità. Oggi ci ha addirittura aspettati a casa; noi siamo scesi dalla barca intontiti di sole, pieni di borse, e lei era lì che non vedeva l'ora di aggiornarci sulle malefatte dei nostri figli. Dalle sue incursioni a sorpresa aveva dedotto che nel nostro giardino si era fumato, e fumato roba non lecita. Eccitatissima dalla sua scoperta, incurante della nostra stanchezza, ci ha intrattenuto su storie di ragazzi che avevano iniziato con uno spinello e poi erano finiti nel tunnel della droga per non uscirne mai più. Non il migliore dei bentornati possibile. Il marito, per fortuna, ha mantenuto la calma ed è riuscito amabilmente a zittirla. Abbiamo salutato Rosalba e convocato i nostri due pargoli. La figlia aveva in borsa due inequivocabili scatolette porta marijuana: ci ha detto che le aveva trovate in giro, mettendo in ordine, e le aveva messe lì per non farcele trovare. Il figlio ha parlato di amici che fumano e si è preso la sua parte di colpa. Per un po' ci siamo urlati a vicenda, poi ci siamo calmati. Sono andata a fare la spesa con la figlia, abbiamo cenato. Non mi preoccupa il tunnel di cui sopra, mi urta la pretesa che hanno di stare a casa e comportarsi come gli pare.

Il mondo secondo Garp

non avevo mai letto John Irving, non avevo mai letto Il mondo secondo Garp. L'ho letto sul kindle nella traduzione di Pier Francesco Paolini, edizioni Bur e ne sono stata conquistata. Come ho potuto fare a meno di Jenny, la straordinaria mamma di Garp, che decide di non fare l'università come vogliono i suoi facoltosi genitori, di diventare infermiera, di avere un figlio facendosi inseminare da un soldato morente, di scrivere un libro su di sé intitolato Sessualmente sospetta? Come ho potuto fare a meno di Garp, della sua voglia di diventare scrittore, del suo amore per Helen e per i figli e delle sue preoccupazioni nei confronti di questi? Per non parlare della stessa Helen che legge legge legge; di Roberta, che da rugbista di fama ha scelto di diventare donna; del saggio Duncan, il figlio maggiore, e persino di figure marginali come la signora Ralph, lasciata dal marito e inquietissima e Jillsy Sloper, la bisbetica donna delle pulizie, utilizzata dall'editore per il suo fiuto per i libri super popolari. Garp mi ha fatto ridere e piangere e non ho smesso di pensare al suo amaro destino per tutto il giorno. La mia conoscenza con Irving non si ferma qui; come deve continuare? Si accettano suggerimenti.

mercoledì 20 agosto 2014

non siamo tipi da vetta

per farmi contenta, il marito ha sfidato oggi la sua proverbiale pigrizia, nonché le vesciche sotto i piedi, ed ha affrontato con me la salita al monte Epomeo. Abbiamo lasciato la seicento in affitto a Serrana Fontana e ci siamo inerpicati lungo i tre chilometri che portano in vetta. Metà del percorso, l'abbiamo scoperto dopo, potevamo risparmiarcela, perché c'era una strada asfaltata, ma almeno siamo arrivati caldi al tratto più impegnativo tra i sassi. Non avevo mai visto il marito sudare così. La vista dalla cima ripaga della fatica: tutta Ischia si apre sotto gli occhi. Il problema sono le vertigini: complice il vento ti pare un attimo che precipiti da quell'altezza. Il nostro tempo di permanenza in vetta è stato molto breve rispetto a quello della salita. Dopo una sosta per rifocillarci a Sant'Angelo, ora siamo alle terme Poseidon. Le abbiamo trovato semi smantellate: niente area nudisti, niente piscina olimpionica, niente lettini al mare (la spiaggia di Maronti è quasi sparita, ingoiata dall'onda). In compenso non c'è quasi nessuno: che pace! Chiudiamo il giro con una passeggiata a Ischia Porto e domani si parte. Pochi giorni ma intensi.

martedì 19 agosto 2014

maddalenizzarsi

lasciata la pace di Procida, siamo approdati nel traffico di Casamicciola. Per  riconciliarci con Ischia ci voleva questo giornata a Negombo. È un giardino termale, non troppo grande, con una bellissima macchia mediterranea e una spiaggia accogliente. Ci sono piscine calde, fredde, bagno turco, docce dal gettito potente, grotte che emanano vapori e alla fine dei vari percorsi si può stare tranquilli al mare con il sottofondo dei grilli. Il marito dice che domani non possiamo tornare per via delle onde; mi sembra brutto per i figli ma non credo che rivederci mercoledì o giovedì cambi molto per loro. Maddalena questi scrupoli non se li farebbe.

a nuoto a Capri

non andrò a nuoto a Capri da Corricella dove siamo ancorati. La tentazione sarebbe forte, l'isola è qui di fronte, il mare è calmo e caldo. Ma il marito mi ha lanciato occhiate di fuoco solo perché ho osato nuotare per tutta la baia, sfidando il pericolo di essere tranciata da una barca di passaggio. Non me la ricordavo così bella Procida: sarà il vento fresco, saranno i colori accesi delle case, saranno i ruderi pieni di fascino tra il tufo e i fichi d'India, saranno i meravigliosi sapori del cibo... 

lunedì 18 agosto 2014

Il Primo Ministro

Trollope è sempre Trollope e i suoi romanzoni sull'avidità di soldi e di potere in contrasto con la rettitudine e l'animo disinteressato sono quanto di meglio si possa leggere in vacanza. Detto questo Il Primo Ministro del ciclo Palliser Novels non è il suo libro più riuscito. Abituati alle figure femminili forti, intelligenti e argute del ciclo del Barset, i lettori non potranno che restare delusi dalla scolorita Emily e dall'intrallazzatrice Duchessa, le due donne di cui qui si raccontano le vicende. Meglio delineati appaiono i loro uomini: rispettivamente l'arrampicatore sociale Lopez che riesce a sposare la ricca ereditiera solo grazie al suo fascino virile e il mite Duca, che divenuto Primo Ministro di un governo di coalizione, subisce pressioni da tutte le parti e soprattutto dalla moglie, che non vedeva l'ora di esercitare pubblicamente la sua influenza. Quando Lopez è uscito di scena, a metà del secondo volume, il mio interesse nei confronti del libro è notevolmente calato: che storia è senza un cattivo? Bella la traduzione di Rossella Cazzullo per Sellerio.

domenica 17 agosto 2014

i topi ballano

non avevamo ancora preso il largo che già i figli si erano organizzati. Alle tre di mattina mi sono svegliata: la figlia era a letto, il figlio non c'era. Ho guardato il telefono, c'era un suo messaggio, torno con Manfredi, Valerio e il Torcia. Gli ho subito risposto, torna e torna da solo. Alle cinque e mezza, ormai isterica, ho aperto la porta ai quattro ragazzi che spero di aver impaurito, se non altro perché ero in camicia da notte, scapigliata e insonnolita, oltre che molto arrabbiata. Per punizione ho decurtato la somma che avevo loro promesso per questi giorni e ho lasciato una lettera che in confronto quelle della mamma di Cuore erano zuccherini. Basta, siamo in barca sull'onda. Si va.

sabato 16 agosto 2014

dopo due settimane

cielo coperto e residuo d'onda ma domani si parte: Procida la prima tappa. Ci abbiamo provato a star dietro ai figli; il risultato è stato molto modesto. Scalpitano in più direzioni, sono insofferenti, s'impigriscono, danno il peggio di sé. Meglio lasciarli soli, responsabilizzarli. Meglio pensare a noi, non ridurci a fare i vecchietti ogni giorno sotto lo stesso ombrellone.

giovedì 14 agosto 2014

incertezze

tanto era tornata allegra dal viaggio in Spagna con le amiche, tanto la figlia è pestifera dopo la gita a Lavinio. Non sa neanche lei cosa la agita di più: l'idea di cominciare l'università, senza essere convinta di quale facoltà scegliere e dove; il pensiero di sprecare tempo qui al mare mentre potrebbe essere in giro per il mondo; la volubilità del tatuato, che ora appare meno assiduo di prima e non si sa quando verrà a farle visita. Nel l'imbarazzo tra scelte così poco felici, dorme. Oggi a pranzo ha mangiato una frittata ed è tornata a dormire (dopo una breve pausa sull'amaca con il quarto volume di Guerra e pace: almeno seguendo le disavventure di Natascia si sarà distratta dalle sue). Vorrei poterla aiutare: dovrei organizzarle una partenza a settembre, un periodo all'estero le farebbe di sicuro bene. 

mercoledì 13 agosto 2014

Karoo


“Sprizzavo penetranti intuizioni. Solo che non portavano mai a nulla, se non ad accumulare una collezione privata in perenne crescita”: Saul Karoo, il protagonista del romanzo di Steve Tesich, sa esattamente cosa non va in lui e nella sua vita, ma non ha alcuna intenzione di cambiare e se deve scegliere tra fare la cosa giusta e quella sbagliata è sempre la seconda quella su cui si orienta. Lascia che la ex moglie reciti in giro la parte dell’eroina che si è dedicata all’irredemibile alcolista; mantiene una distanza di sicurezza dal figlio adottivo (che da lui vorrebbe solo un po’ di calore paterno e la rassicurazione di essere amato); limita al minimo le visite alla vecchia madre vedova (finché era in vita il padre era più facile recitare il suo ruolo filiale); ha un solo amico e quando lo incontra non fa che scambiare con lui inutili bugie; mente persino a una visita medica; distrugge il rapporto con la sua figlioccia alimentando l'equivoco di avere un'amante diciassettenne; interviene sulla scrittura dei film altrui anche quando sa che peggiorerà cose ben scritte. Questo è l’aspetto di Karoo che mi ha più interessato, l’idea di una persona che si barrica dentro il suo personaggio, si trova detestabile, e persevera in quello che fa. Poi c’è la trama che vede Karoo alle prese con Cromwell, un produttore squalo. L’ultimo film di un vecchio regista geniale a Karoo sembra un capolavoro, ma Cromwell vuole che lui ci metta le mani. Karoo lo fa: non sono i soldi a convincerlo bensì la storia straziante di Leila, una giovane cameriera abituata a fare particine nei film, tutte impietosamente tagliate dai registi al montaggio. Karoo ha scoperto che Leila a quattordici anni ha partorito e dato in adozione un bambino: lo stesso bambino che lui e sua moglie hanno allevato. La ragazza sperava per sé in un brillante futuro e anni dopo è ancora a servire ai tavoli e a fare la comparsa al cinema. Innamorarsi di lei, rimontare il film dandole un ruolo predominante, sognare di stupirla alla prima cinematografica rivelandole la vera identità di suo figlio per l’ex cinico Karoo è tutt’uno. Le cose non vanno come lui pensava. E qui il romanzo perde la sua forza dirompente fino a una serie di finali e sottofinali che non sono all’altezza del resto. Il libro resta un efficace ritratto dall’interno (l’autore era sceneggiatore) del mondo hollywoodiano, dello squallore e dell’ipocrisia che vi dominano. L’ha tradotto Milena Zemira Ciccimarra per Adelphi.

martedì 12 agosto 2014

quattro più quattro

la famiglia si è ricomposta (per modo di dire: la figlia è tornata, ma lei e il fratello continuano ad avere orari molto diversi dai nostri) e intorno al nostro nucleo gravitano al momento papà e Virginia più i due nipoti svizzeri, che dormono a casa loro. Stasera sono tutti qui per un barbecue. E' scoppiata l'estate e la spiaggia si è strapopolata; solo nuotando ci si lascia alle spalle la folla agostana. Continuo a leggere di gran lena libri molto diversi tra loro; finito questo Tesich che un po' mi irrita e un po' mi piace, sprofonderò nei due volumi di Trollope che Sellerio sembra aver scodellato apposta per la mia estate. Di notte continuo a elaborare confusi piani lavorativi. Saranno i sospirati tre-quattro giorni in barca sola con il marito a farmi tirare il fiato?

lunedì 11 agosto 2014

I giorni chiari


libro estivo per eccellenza (non certo perché leggero, distensivo, ma per il suo ritmo disteso, lento, avvolgente che richiede il tempo e la concentrazione delle letture estive) I giorni chiari di Zsuzsa Bánk racconta di Kirchblüt, un piccolo paese tedesco e della famiglia più stravagante che vi abita: Évi, ex acrobata scappata dall’Ungheria; Zigi, il suo compagno, che vagabonda all’estero con il circo e torna a casa una volta l’anno; Anja, la figlia, piccola, leggera, bravissima a scuola. L’io narrante, Seri, conosce Anja da piccola e diventa la sua migliore amica; passano insieme la maggior parte del tempo, si salutano facendo la ruota. L’analfabeta Évi che vive in una baracca con i soldi che le manda per lettera Zigi diventa il perno delle esistenze di varie persone ferite: è una donna dai molteplici doni, il principale dei quali è intuire i bisogni degli altri. Grazie a lei il giovane Karl, distrutto dalla scomparsa del fratello minore, ritrova pian piano la voglia di vivere, e lo stesso succede a suo padre e a sua madre, entrambi chiusi peggiore dei lutti, non conoscendo la fine del figlio, rapito da sconosciuti e mai più ritrovato. Karl, Anja e Seri crescono insieme e si capisce che prima o poi qualcuno di loro dovrà sentirsi escluso e soffrire. Succede quando, già grandi i tre si trasferiscono a Roma e se Zsuzsa Bank è bravissima a rendere sulla pagina il clima, la luce, gli odori del paesino tedesco e della campagna che lo circonda, altrettanto succede per la città italiana, di cui coglie perfettamente il fascino e la decadenza. I giorni chiari è un libro sull’amore e sulla perdita, sugli abbandoni che subiamo e sulla forza dei legami che possono sorgere tra persone tra loro diverse. L’ho amato tantissimo. Traduzione di Riccardo Cravero, Neri Pozza.

domenica 10 agosto 2014

il tramonto su Palmarola

alle sette di sera abbiamo ancorato in una baia di Ponza di fronte a Palmarola. Le poche barche che c'erano sono andate via una a una; è rimasta una vela. Ho nuotato fino a riva e sono tornata nella scia dorata del sole. C'era solo lo sciacquio del mare contro gli scogli. È calato pian piano il buio e abbiamo visto sorgere la luna dietro la montagna. Era di questo che avevo bisogno: staccare da tutto. 

con i Giardini

come un anno fa ci siamo ritrovati sulla barca insieme ai Giardini (una versione ridotta dei Giardini: padre madre e Tommaso; così come noi siamo in tre). La volta scorsa i ragazzi quindicenni non vedevano l'ora di tornare a terra, ai loro ozi e ritmi notturni; questa volta si stanno godendo la gita, tra tuffi, giochi a carte e mangiate (quando c'è Domenico a bordo la barca perde il solito aspetto monastico e diventa godereccia, trasudante di cibo). Due giorni in cui posso riacchiappare mio figlio che a casa mi sfugge come un'anguilla.

venerdì 8 agosto 2014

il dono delle ciabatte

con il calare della sera mi ero intristita all'idea della figlia a casa di sconosciuti, poi la sua voce allegra al telefono, ho mangiato tantissimo, è arrivata anche la mamma di Mattia con il fidanzato, mi ha tirato su di morale. Mi fa palpitare questa figlia ardimentosa che fa la valigia e va dal ragazzo tatuato che ha incontrato in Spagna ballando, e la invidio, oh quanto la invidio. Io che a diciotto anni ero peggio di ora, timorosa di tutto, incapace di dar voce ai miei desideri, con un unico futile imperativo, quello di non dare fastidio, di non pesare sugli altri. La mamma di Mattia mi ha comprato un paio di ciabatte: questa è lei che è partita con un valigione pieno di cose inutili e le scarpe inadatte, ma che ha trovato chi ha provveduto. Come procede leggera, appoggiandosi dove capita.

giovedì 7 agosto 2014

Vita dopo vita


“Ursula era una bambina insolita, piena di ghiribizzi inopportuni. Continuava a porre domande irrequiete ‘E se s’incendiasse la casa?’ ‘E se il treno deragliasse?’ ‘E se il fiume straripasse?”. La protagonista di Vita dopo vita, il romanzo della scrittrice inglese Kate Atkinson, non è solo una bambina strana, con preoccupazioni e premonizioni, è anche una bambina sfortunata. La prima volta muore appena nata: è una nevosa notte del 1910, a strozzarla è il cordone ombelicale; annega tra le onde mentre fa il bagno; precipita dal tetto di casa inseguendo la propria bambola… Dopo aver fatto calare su di lei le tenebre, Atkinson ogni volta offre a Ursula un’altra possibilità: fa arrivare in tempo il dottore, manda un pittore di marine in acqua a salvarla, la cameriera a chiamarla in tavola… Non c’è nulla di macchinoso in questo procedimento fatto di varianti narrative, è la vita stessa ad essere tortuosa, piena di svolte inaspettate; Atkinson si limita a immaginarne molte, con il risultato che ci affezioniamo ancora di più ai suoi personaggi, al loro molteplice destino. In una vita Ursula Todd studia stenografia, in un’altra va a imparare il tedesco in Germania e resta intrappolata dal conflitto (la sua sfocata amicizia con Eva Braun è uno dei pochi punti deboli del romanzo), in una è l’amante di un collega sposato, in una la vittima di un marito psicopatico, in un’altra ancora viene violentata a sedici anni. La sua infanzia libera e selvaggia a Fox Corner, circondata da cani, volpi, galline e fratelli (l’odioso Maurice, che resta odioso anche da grande; la simpatica Pamela; i due piccoli Teddy e Jimmy), vivacizzata dalle visite della svampita zia Izzie, resta il centro dei pensieri e dei sogni di Ursula, legatissima al padre Hugh e meno alla madre Sylvie, per cui esiste solo Teddy. Attraverso le pagine di questo libro scorre la storia inglese del Novecento: l’eco della prima guerra mondiale; l’impatto della seconda sulla famiglia Todd e su tutti i loro conoscenti (bellissime le pagine sulla Londra bombardata e sui massacri quotidiani di civili). L’atmosfera è molto letteraria: Atkinson cita a piene mani Shakespeare, Donne, Austen, Brönte e anche qui non vi è nulla di forzato; le sue protagoniste sono donne che leggono e che amano la letteratura (anche in modo autoironico: quando Ursula va a letto con il ferroviere che ha sempre trovato carino, e la mattina gli cita John Donne, capisce subito di aver fatto un errore). Vita dopo vita mi ha tenuto appiccicata al kindle finché non l’ho finito. Kate Atkinson è stata una magnifica scoperta. Traduzione di Alessandro Storti, Edizioni Nord.