lunedì 11 agosto 2014

I giorni chiari


libro estivo per eccellenza (non certo perché leggero, distensivo, ma per il suo ritmo disteso, lento, avvolgente che richiede il tempo e la concentrazione delle letture estive) I giorni chiari di Zsuzsa Bánk racconta di Kirchblüt, un piccolo paese tedesco e della famiglia più stravagante che vi abita: Évi, ex acrobata scappata dall’Ungheria; Zigi, il suo compagno, che vagabonda all’estero con il circo e torna a casa una volta l’anno; Anja, la figlia, piccola, leggera, bravissima a scuola. L’io narrante, Seri, conosce Anja da piccola e diventa la sua migliore amica; passano insieme la maggior parte del tempo, si salutano facendo la ruota. L’analfabeta Évi che vive in una baracca con i soldi che le manda per lettera Zigi diventa il perno delle esistenze di varie persone ferite: è una donna dai molteplici doni, il principale dei quali è intuire i bisogni degli altri. Grazie a lei il giovane Karl, distrutto dalla scomparsa del fratello minore, ritrova pian piano la voglia di vivere, e lo stesso succede a suo padre e a sua madre, entrambi chiusi peggiore dei lutti, non conoscendo la fine del figlio, rapito da sconosciuti e mai più ritrovato. Karl, Anja e Seri crescono insieme e si capisce che prima o poi qualcuno di loro dovrà sentirsi escluso e soffrire. Succede quando, già grandi i tre si trasferiscono a Roma e se Zsuzsa Bank è bravissima a rendere sulla pagina il clima, la luce, gli odori del paesino tedesco e della campagna che lo circonda, altrettanto succede per la città italiana, di cui coglie perfettamente il fascino e la decadenza. I giorni chiari è un libro sull’amore e sulla perdita, sugli abbandoni che subiamo e sulla forza dei legami che possono sorgere tra persone tra loro diverse. L’ho amato tantissimo. Traduzione di Riccardo Cravero, Neri Pozza.

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