martedì 26 agosto 2014

Il lungo sguardo

la narrazione si apre nel 1950. Siamo a Londra in una casa alto borghese. Mrs Fleming sta organizzando una cena per otto per celebrare il fidanzamento di suo figlio, una cena nel corso della quale il padrone di casa si divertirà a fare a pezzi la promessa sposa, giocando sul suo imbarazzo e la sua ingenuità.  Il lungo sguardo, romanzo del 1956 di Elizabeth Jane Howard, ora pubblicato da Fazi nella traduzione di Manuela Francescon, è la spietata analisi di un matrimonio. La storia procede a ritroso nel tempo fino ad arrivare al 1926: dei Fleming conosciamo prima il fallimento come genitori (Julien sta per sposare una ragazza che non lo attira molto; Deidre è incinta di un tipo che non la vuole e si rifugia tra le braccia di uno che l’annoia) e il gelo che contraddistingue i loro rapporti; poi li vediamo in tempo di guerra, divisi nelle scelte su cosa fare dei figli; poi ai tempi di una vacanza in Francia impegnati in tortuose relazioni extraconiugali e infine risaliamo al viaggio di nozze a Parigi e al loro primo incontro. Lo sguardo della scrittrice sulla coppia è fin troppo minuzioso: non ci viene risparmiata un’elucubrazione mentale dell’insopportabile Fleming, né un tentennamento della moglie a lui assoggettata. Eppure il libro ha un suo fascino, una sua capacità di restituire situazioni archetipiche della vita a due: l’innamoramento, la passione, l’eccitazione, il tradimento, la noia, la delusione, il compromesso, la disfatta. E’ anche una disincantata riflessione sul maschile e sul femminile (“gli uomini avevano discusso con superficialità di cose essenziali; mentre le donne, lì in salotto, svisceravano fino all’essenza argomenti superficiali”). La Howard, morta sette mesi fa a novantun anni, è stata la terza moglie di Kingsley Amis e la compagna di vari intellettuali famosi. Uomini tutti orribili e pieni di sé, almeno a giudicare dai protagonisti maschili di questo racconto.

Nessun commento: