sabato 30 agosto 2014

Il nuotatore

una coppia che si è molto amata smette di amarsi e comincia a litigare. Ci sono due bambini, la donna non ne può più; anche il suo lavoro in fabbrica la sfibra, la uccide. Potrebbe essere una storia come tante, ma siamo in Ungheria negli anni cinquanta. La donna un giorno prende il treno con un'amica, scappa in Austria lontano da tutto, anche da chi le è più caro. Il marito, Kálmán, prova a tirare avanti come se niente fosse, ma le chiacchiere sul suo conto non le sopporta. Lascia la casa, il paese, parte con i due figli, Kata e Isti. Il nuotatore, romanzo d'esordio di Zsusza Bánk, tradotto da Riccardo Cravero per Neri Pozza, racconta la storia di una famiglia ferita al cuore. Il punto di vista è quello di Kata, la figlia maggiore, che trema per Isti, il suo fratellino, provato dall'abbandono materno e poi dal vagabondare imposto dalle circostanze. I tre trovano ospitalità da parenti, da amici. Ogni volta sembrano aver recuperato stabilità, messo radici; poi succede qualcosa, un incidente, un comportamento scorretto: si riparte, si ricomincia da zero. La nonna materna porta notizie della mamma lontana, della fuga pericolosa, dei lavori che trova, delle persone che l'aiutano o le sono ostili, ma per i bambini resta la voragine creata dalla sua assenza. Isti impara a nuotare dal padre, che è un nuotatore provetto; solo in acqua sembra star bene, o meno male del solito. Il nuotatore intreccia al dolore di Kata e Isti altri dolori, altri amori infelici. È un libro molto bello, intriso della particolare melanconia ungherese (dall'Ungheria vengono i genitori di Bánk, che scrive in tedesco e vive in Germania).

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